Parliamo di…
Il mese di ottobre è
tradizionalmente caratterizzato, per l’industria dei giornali,
dall’appuntamento con il Congress-Expo dell’Ifra, svoltosi – anche questa è
una consuetudine – presso il RAI Center di Amsterdam dal 13 al 16 ottobre
scorso.
Come si può leggere negli articoli che TecnoMedia ha dedicato all’evento,
l’edizione del 1997 dell’Ifra è stata senz’altro positiva sotto ogni
aspetto: più espositori, più visitatori, ma soprattutto più entusiasmo tra
gli operatori del settore rispetto alle ultime due o tre edizioni della
manifestazione, che avevano indotto più d’uno a parlare apertamente di
crisi.
I motivi di questo rinnovato interesse per la manifestazione sono
molteplici: da una parte ci sono certamente i primi frutti dello sforzo di
rinnovamento portato avanti dal nuovo management dall’istituto di
Darmstadt, guidato da Günther Böttcher; ma c’è anche – e soprattutto – il
maturare tra gli addetti ai lavori della convinzione che, nei nuovi scenari
di mercato che il rapido evolvere delle tecnologie della comunicazione va
delineando, le opportunità positive superino di gran lunga i rischi che
corrono gli editori di quotidiani, a patto che sappiano ridefinire il
proprio core business facendo leva sui propri punti di forza, radicamento
nel territorio, legame di fiducia con il lettore, capacità di offrire
all’inserzionista un mezzo flessibile e dalla capillare diffusione.
Ma accanto a questa consapevolezza, ci sembra che ne vada emergendo
un’altra altrettanto significativa: i new media sono una realtà con la
quale occorre fare i conti, ma per il momento – e per molti anni a venire –
a generare gran parte del fatturato rimane la carta stampata. Non è un caso
che le soluzioni più significative viste nei padiglioni espositivi della
fiera riguardassero proprio il tradizionale ciclo produttivo: dai sistemi
editoriali al computer to plate, sino alle nuove frontiere della stampa
digitale e delle rotative offset senza albero di trasmissione, con il
cambio “volante” delle lastre e senza gruppi di bagnatura.
Per noi visitatori italiani, inoltre, è stato di grande soddisfazione
constatare di persona il successo del “Made in Italy” anche nei sistemi per
la produzione di quotidiani, come testimoniato dal numero e
dall’affollamento degli stand dei fornitori italiani, nonché dalle
installazioni realizzate da queste aziende negli ultimi mesi in Europa e in
America. Aziende che, al di là delle naturali differenze, trovano a nostro
giudizio un comune denominatore nell’estrema attenzione per le esigenze non
soltanto tecniche, ma soprattutto organizzative e gestionali del cliente
editoriale.
Di questa attenzione, che si traduce spesso in partnership tra il fornitore
e l’azienda editoriale, sono testimonianza le case-histories di aziende
editoriali italiane che TecnoMedia presenta anche in questo numero:
significativi esempi di una innovazione tecnologica non fine a se stessa,
ma intesa come strumento per razionalizzare il flusso di produzione, per
realizzare recuperi di produttività e per creare le condizioni di una
innovazione del prodotto che trova sempre e comunque la sua ragion d’essere
nell’evoluzione del mercato dei lettori e degli inserzionisti pubblicitari
prima che in quello dell’informatica e delle telecomunicazioni.
Carlo Lombardi
