Macchine grafiche, informatica, TLC: un anno di risultati positivi

Le grandi fiere italiane ed
internazionali costituiscono da sempre un’ottima occasione per discutere
sui risultati e sulle prospettive di sviluppo dei diversi settori
industriali. A questa regola non si sono sottratte Grafitalia e Converflex,
le tradizionali rassegne dedicate alle macchine ed ai materiali per
l’industria grafica, editoriale e per il converting, che si sono svolte
alla Fiera di Milano dal 7 all’11 maggio scorsi. In occasione della
presentazione dei due eventi, che hanno registrato un record assoluto di
visitatori sia italiani che provenienti da Paesi esteri, i Presidenti di
Grafitalia, Converflex ed i maggiori responsabili delle organizzazioni di
settore hanno tracciato un quadro complessivo dell’industria grafica ed
editoriale nel nostro Paese. Dati statistici, risultati, problemi aperti e
prospettive di sviluppo alle quali si sono aggiunte, verso la fine del mese
di maggio, le rilevazioni contenute nel Rapporto Annuale dell’Assinform,
l’associazione di categoria che rappresenta le aziende di informatica e
telecomunicazioni operanti sul mercato italiano.

Macchine grafiche: riprende il mercato interno
Per l’industria italiana di macchine grafiche e per il converting il 1995 è
stato un anno positivo: è aumentato il fatturato globale (+ 20%), le
esportazioni (+22%) e, soprattutto, si è registrata una prima ma
significativa ripresa del mercato nazionale interno. Secondo i dati
illustrati da Piero Barzanò, Presidente di ACIMGA, l’associazione nazionale
di costruttori di macchine grafiche e per il converting, il periodo
difficile dei primi anni novanta, e la recessione mondiale che ha colpito
in misura più o meno grave l’industria grafica di tutti i Paesi
industrializzati, è ormai alle spalle. I primi segnali di ripresa si erano
cominciati ad intravedere fin dal 1993, ma solo relativamente alle
esportazioni. La vera novità del 1995 è stata la ripresa del mercato
interno, soprattutto nel secondo semestre. Un risultato complessivo che,
nell’analisi di Barzanò, ha colto di sorpresa gli stessi analisti del
settore, visto che, parallelamente al risveglio del mercato, non si è
registrato un aumento, altrettanto deciso, della domanda di carta stampata
da parte del consumatore finale, una realtà, quest’ultima, sulla quale si è
soffermato a lungo, come vedremo più avanti, anche Alberto Rusconi,
Presidente di Grafitalia.
Fra le ragioni della ripresa del mercato interno, Barzanò ha indicato molti
fattori contingenti, tali quindi da limitare, in qualche modo, il
significato di questo avvenimento. Il 1995 ha coinciso con la edizione
della Drupa, un evento fieristico mondiale che ha sempre importanti
ricadute sulle vendite di macchine grafiche. Nel corso dello scorso anno
sono inoltre diventate ineludibili le esigenze di rinnovare alcuni
impianti, dopo gli ultimi anni di sospensione degli investimenti, né vanno
sottovalutati i positivi effetti della “legge Tremonti” che, sia pure
penalizzata da tempi di scadenza troppo ravvicinati, ha spinto numerose
aziende a concentrare gli investimenti nel secondo semestre dello scorso
anno. Per quanto riguarda le esportazioni, nel biennio della ripresa
(1993-94) i risultati migliori erano arrivati dai mercati “emergenti”, Asia
e Centro – Sud America. La novità del 1995 riguarda invece i Paesi
dell’Unione Europea e gli Stati Uniti, che con tassi di crescita che vanno
dal 40% al 100% sono ritornati ad essere i mercati di riferimento più
importanti. Senza trascurare il valore strategico della crescita nei Paesi
dove l’industria è meno sviluppata, non bisogna dimenticare che il comparto
italiano delle macchine grafiche può parlare di “vera e solida espansione”
solo mantenendo, ed aumentando, le proprie quote di mercato nei Paesi più
sviluppati.

Il ruolo strategico di informatica e telecomunicazioni
Conferme che la ripresa italiana nel settore tecnologico è in corso
arrivano anche dai dati relativi all’industria dell’informatica e delle
telecomunicazioni, diffusi poche settimane dopo la conclusione di
Grafitalia e Converflex. Nel corso del 1995 il mercato dell’informatica,
nel suo insieme, è arrivato a quota 22.250 miliardi, contro i 21.525
miliardi del 1994, con un tasso di crescita del 3,4%, superiore a quello
(+1,5%) fatto registrare nel 1994 rispetto al 1993. Forti segnali di
ripresa rispetto al 1993, anno nel quale il mercato globale
dell’informatica aveva segnato una diminuzione dello 0,8% che, tuttavia,
non possono far dimenticare, come ha sottolineato Bruno Pavesi, Presidente
di Assinform, l’associazione delle aziende italiane di informatica e
telecomunicazioni, che “in Paesi come Giappone e Stati Uniti e, per stare
in Europa, come Germania e Gran Bretagna, l’aggregato degli investimenti
pubblici e privati in informatica e telecomunicazioni cresce da qualche
anno a tassi annui doppi o tripli rispetto ai nostri. E ciò nonostante sia
assodato che essi si traducono in potenti fattori di competitività fra
sistemi paese e di miglioramento dei servizi alla comunità sociale, e che
l’Italia disponga di un installato di dimensioni non poco inferiori
rispetto a quegli stessi Paesi”.
La crescita globale degli investimenti in Italia, come ha evidenziato il
rapporto Assinform, realizzato in collaborazione con Nomos Ricerca, mostra
differenze all’interno del comparto dell’informatica, dove l’hardware
cresce del 3,1%, mentre il software ed i servizi a valore aggiunto crescono
del 4,8%, raggiungendo un volume complessivo di 11.950 miliardi. In questa
quota, i servizi di elaborazione sono cresciuti del 16,2%, i prodotti
software sono aumentati del 26% e, sulla spinta del networking e della
integrazione dei sistemi, i servizi professionali hanno messo a segno un
incremento del 47,2 per cento.
Il maggior contributo agli investimenti in informatica è arrivato dalla
distribuzione (+5,7%), dai servizi (+3,9%) dalle assicurazioni (+6,1%) e
dalle Pubbliche Amministrazioni locali (+3,6%), mentre l’Amministrazione
Centrale dello Stato nicchia, e resta sostanzialmente stabile (+1,1%).
Anche il settore delle telecomunicazioni ha mostrato, secondo la ricerca
Assinform, dinamiche positive. Il valore del mercato italiano ha sfiorato,
nel 1995, i 39.000 miliardi di lire, con un incremento sul 1994 del 6,5%.
Va comunque segnalato che la crescita globale ha registrato andamenti
tutt’altro che omogenei fra i singoli comparti, alcuni dei quali, come la
domanda di appalti, sono addirittura in calo.

Dove va Internet?
Il fenomeno Internet ha preso piede ormai anche in Italia, e per la prima
volta il rapporto Assinform ha dedicato ad esso una analisi approfondita.
Nel nostro Paese si stima che ci siano almeno 60 operatori attivi nella
vendita di accessi alla rete Internet. Il fatturato globale di questo
settore, nel 1995, avrebbe, secondo stime attendibili, raggiunto la soglia
dei 20 miliardi di lire che, sempre secondo le previsioni del Rapporto,
dovrebbero sfiorare la soglia dei 60 miliardi alla fine del 1996, con un
incremento percentuale record del 200%.
I siti web attivi in Italia sono più di 600, la metà dei quali adibita ad
usi commerciali o di affari. Secondo i dati raccolti da Assinform i siti in
tutto il mondo arriverebbero a quota 23.500, il 31% dei quali specializzati
in attività commerciali. “Più interessanti ancora – ha sottolineato
Giancarlo Capitani, amministratore delegato di Nomos Ricerca – sono le
previsioni sui tassi di penetrazione di Internet nelle aziende e nelle
famiglie. A fine ’95, solo lo 0,65% delle aziende e lo 0,70% delle famiglie
risultavano utenti Internet, ma questi valori si prevede possano
raddoppiare già entro fine anno, per raggiungere rispettivamente il 50% e
il 23% entro la fine del decennio.”

I problemi dell’industria editoriale
Decisamente meno brillante la situazione per le aziende del settore grafico
ed editoriale, delineata con grande acutezza da Alberto Rusconi, Presidente
di Grafitalia. L’industria poligrafica italiana, nel complesso, comprende
qualcosa come 20.000 aziende, che danno lavoro a 200 mila dipendenti e
raggiungono un fatturato aggregato di 30 mila miliardi. Un settore
importante, il cui ruolo, come ha sottolineato Rusconi, trascende il valore
dei numeri. “La stampa e l’editoria rappresentano un bene immateriale
fondamentale per un Paese democratico: il pluralismo dell’informazione e la
diffusione della cultura”. Ciò nonostante, lo stato di salute della cartast
ampata è molto simile a quello di chi soffre di mali endemici, problemi
noti da anni che l’inerzia del potere pubblico contribuisce a rendere
sempre più opprimenti.
Il primo, grande problema del nostro Paese è che il consumo di informazione
stampata e di “cultura scritta” continua ad essere stazionario. “La
diffusione dei quotidiani è ferma sotto i 7 milioni di copie al giorno,
poco più di 11 copie ogni 100 abitanti.” Il fenomeno non è solo italiano,
ma questo non basta a consolare i responsabili dell’industria editoriale
del nostro Paese. E dalla tribuna di Grafitalia è partito un invito a
sviluppare una vera politica dell’informazione, non sotto forma di
assistenzialismo ma come ricerca di strumenti che permettano di avviare a
soluzione i nodi più intricati che soffocano l’industria della stampa. In
particolare, occorre favorire la riorganizzazione del mercato
pubblicitario, mettendo i media in condizioni di parità sul mercato; varare
una politica creditizia e fiscale che favorisca gli investimenti; attuare
norme per una liberalizzazione “mirata”, e non selvaggia, dei punti di
vendita, che favorisca, soprattutto per gli editori medi e piccoli, una
maggiore flessibilità nella distribuzione dei prodotti stampati; garantire
maggiore efficienza nei servizi pubblici di base, poste e trasporti in
testa, a costi ragionevoli; mantenere il costo del lavoro ad un livello
accettabile; guardare con più attenzione alle decisioni che vanno maturando
a Bruxelles in materia legislativa, tenendo sempre presente il grande
mercato costituito dai quindici Paesi dell’Unione Europea.