L’integrazione secondo Apple
Come si lavora con i nuovi
strumenti digitali? I “masters of media”, alias Apple Italia, propongono
una integrazione spinta di soluzioni su piattaforma macintosh, l’ambiente
di lavoro multimediale per eccellenza, il computer grazie al quale è nato,
negli ormai lontani anni ottanta, il concetto stesso di editoria da tavolo
o “desk top publishing”. In occasione di NewComm ’97, la prima edizione
della nuova mostra convegno dedicata alla prestampa digitale, all’editoria
e ai nuovi mezzi di comunicazione on-line, Apple ha dimostrato, nel corso
di un affollato incontro coordinato da Ottorino Baseggio, che cosa sia
possibile realizzare con i nuovi strumenti per la gestione elettronica
delle informazioni, sia per quanto riguarda l’integrazione che per quanto
riguarda il trattamento digitale di dati, dove le potenzialità del software
costituiscono esse stesse il valore aggiunto dell’informazione.
La scrivania digitale di Macintosh, la fortunata metafora tecnologica che
ha accompagnato fin dalla nascita il computer della mela, si è ormai
trasformata in un’autentica “piazzetta digitale”, all’interno della quale è
possibile integrare sofware per processare testi, fotografie a colori,
illustrazioni e filmati in formato digitale.
Due livelli di integrazione
Un ambiente integrato come quello offerto da Apple consente di operare sia
a livello di programma che a livello di sistema operativo. Fra i problemi
più delicati dell’industria grafica c’è il trattamento del colore, una
serie di passaggi che costituiscono tradizionalmente una sfida per ogni
integrazione di sistemi, tanto è complessa la migrazione dei files immagine
a colori da un ambiente ad un altro. La piattaforma dei “masters of media”
propone l’integrazione di ColorSync 2.1, un tool per il colour management,
a livello di sistema operativo. In qualsiasi fase del trattamento si trovi
l’operatore, è possibile richiamare lo strumento per la calibrazione dei
parametri del colore, con il risultato di mantenere invariati i parametri
del file nella fase finale di output, indipendentemente dagli applicativi
utilizzati. Anca la scala dei colori Pantone, gestibile in un sistema
altamente integrato come quello Apple a livello di sistema operativo, viene
svincolata dalla diversa calibrazione dei software operativi utilizzati
nelle diverse fasi del procedimento di prestampa.
Utility per la realtà virtuale
Gli stessi principi possono essere applicati alle produzioni multimediali :
QuickTime VR, operando come una utility di sistema, permette la
realizzazione di immagini virtuali navigabili, ovvero consente di “cucire”
immagini in formato digitale amalgamando fra loro i pixel che compongono i
lati del fotogramma, in modo tale da abolire elettronicamente le
sovrapposizioni fra i diversi scatti che vanno a confluire nell’immagine
navigabile. Sempre grazie ad un sistema integrato, è possibile, con
strumenti hardware e software standard, proiettare un filmato in movimento
su superfici tridimensionali di oggetti virtuali a loro volta in
evoluzione, creando animazioni in miniatura di effetto
tridimensionale.
