Le pagine dell’osservatorio
Una
analisi maggiormente meditata della situazione occupazionale e del trend
retributivo del settore dei quotidiani: è questo il compito che il
Consiglio Direttivo dell’Osservatorio ha affidato ad ASIG Service, la
società di servizi che da qualche anno supporta l’attività dell’organismo
paritetico imprenditori-sindacati. Un compito che trova una prima
realizzazione in questo studio, che integra ed approfondisce i dati
presentati qualche mese fa con il primo Rapporto Annuale sull’industria dei
quotidiani.
Uno studio, questo, la cui realizzazione non sarebbe stata possibile senza
la preziosa e fattiva collaborazione del Fondo di Previdenza dei Giornali
Quotidiani “F. Casella”, che ha messo a disposizione i dati
sull’occupazione e sulle retribuzioni degli addetti del settore poligrafico
che le aziende trasmettono periodicamente al Fondo.
E’ il caso di soffermarsi sulla novità e sulla portata di questa
iniziativa: guardandoci intorno, verso altri settori industriali, non ci
pare di vedere iniziative analoghe a questa, basate cioè non su
“proiezioni”, “stime”, “campioni”, né tanto meno limitata ai “minimi
contrattuali”, tanto meno significativi in un settore, quello dei
quotidiani, dove l’incidenza degli straordinari, del lavoro notturno e
festivo e della contrattazione integrativa aziendale assume un peso non
trascurabile. La base di calcolo delle tabelle e dei grafici presentati in
questo studio è costituita invece da tutte le aziende che applicano il
contratto dei poligrafici: società editrici, società stampatrici, agenzie
di informazione e servizi, altre società che non effettuano attivitÃ
editoriale ma che applicano ai propri dipendenti tale trattamento.
A seguire, riepiloghiamo i più significativi risultati emersi.
I. Dati Complessivi
Cala l’occupazione e salgono le retribuzioni con qualche recupero rispetto
agli anni precedenti: è questo il primo dato che salta agli occhi
analizzando i dati occupazionali e retributivi del settore poligrafico nel
1996 messo a confronto con il 1995. Il numero complessivo degli addetti al
31 dicembre 1996 è sceso per la prima volta sotto le 10.000 unità , per
l’esattezza 9.512; era di 10.184 alla fine del 1995. Il calo ha interessato
in misura più pronunciata la componente operaia, che è passata da 4.387 a
4.003 unità , mentre gli impiegati sono passati da 5.797 a 5.509 unità . La
componente impiegatizia ha portato la sua quota percentuale sul totale
degli addetti al 57,9%, contro il 56,9% di un anno prima. L’occupazione
maschile è passata da 7.910 a 7.345 unità , mentre la componente femminile è
diminuita in misura inferiore, da 2.274 a 2.167 unità , portando così il
proprio peso percentuale all’interno del settore dal 22,3% al 22,8%.
Le retribuzioni, dopo un paio di anni di “stallo”, hanno ripreso a marciare
ad un ritmo superiore rispetto all’andamento dei prezzi al consumo: il dato
complessivo evidenzia infatti un +5,21% a fronte di una inflazione del 3,9%
(dato ISTAT). In media, un poligrafico ha guadagnato nel corso del 1996
poco meno di 63 milioni e mezzo, contro i 60 milioni e 350 mila lire del
1995.
Nel 1996 si è invertito il trend di costante calo del ricorso allo
straordinario evidenziatosi nel corso del 1994 e 1995. Il numero di ore di
straordinario mediamente effettuate da ciascun addetto è salito da 137 a
139, ed è cresciuta del 6,11% la retribuzione straordinaria media per
addetto, che nel 1996 ha superato i 4 milioni e 600 mila lire.
Assai significativa, a proposito di retribuzioni, è la differenza
retributiva tra uomini e donne: in media, ogni addetto di sesso maschile
guadagna una cifra annua lorda superiore di circa tredici milioni rispetto
a quanto guadagna una collega con pari livello e anzianità . E’ una
differenza, questa, che in parte si spiega con il fatto che gli addetti di
sesso maschile effettuano un numero di ore di straordinario superiore di
quasi tre volte rispetto a quelli di sesso femminile (170 ore all’anno
contro meno di 64 ore). Ma oltre allo straordinario, ad incidere su questa
forte disparità sono con ogni probabilità elementi che i dati a nostra
disposizione non ci consentono di misurare ma soltanto di ipotizzare: per
esempio la maggiore incidenza del lavoro notturno e festivo per gli uomini
e, per le donne, il ricorso a permessi easpettative per maternità .
Per effetto del calo dell’occupazione e del concomitante aumento delle
retribuzioni medie, il monte totale delle retribuzioni erogate dalle
aziende del settore è rimasto pressoché invariato, facendo segnare un
aumento dello 0,22%, da 600,7 a 602 miliardi di lire.
II. Suddivisione per area geografica
Il calo occupazionale registrato nel 1996 si è concentrato in due aree del
Paese, il Nord-Ovest ed il Sud, dove il totale degli occupati è sceso
dell’11%, mentre nel resto d’Italia la diminuzione dell’occupazione è stata
pari al 2%. E’ da segnalare, peraltro, come nel Sud a questa diminuzione
dell’occupazione complessiva abbia fatto riscontro un forte incremento del
ricorso agli straordinari.
Se sotto l’aspetto delle dinamiche occupazionali è possibile riscontrare
significative differenze tra le varie aree del Paese, i dati relativi
all’andamento delle retribuzioni complessive non evidenziano disparitÃ
rilevanti tra le varie zone geografiche: è vero infatti che un lavoratore
del Nord-Ovest guadagna in media sei milioni e mezzo all’anno in più del
suo collega che lavora in una azienda del Sud, ma è anche vero che la
retribuzione media dei lavoratori delle Isole è superiore di oltre un
milione di lire a quella degli addetti delle aziende del Nord-Est.
III. Suddivisione per tipologia di azienda
Sulle 160 aziende che nel 1996 hanno applicato ai propri dipendenti il
contratto dei poligrafici, ben 87 risultano appartenere alla categoria
delle società editrici: un 54% sul totale che diventa il 70% e oltre se si
prende in considerazione il numero degli addetti o il totale delle
retribuizioni erogate nel corso dell’anno.
Dall’analisi dei dati per tipologia di azienda emerge come le societÃ
stampatrici sono quelle dove si concentra la maggiore percentuale di
operai: se infatti i poco più di duemila addetti delle società stampatrici
rappresentano il 21% del totale degli occupati al 31 dicembre 1996, i 1.623
operai in forza alle società stampatrici rappresentano oltre il 40% dei
4.003 che costituiscono il totale degli operai dell’intero settore. Questa
diversità strutturale delle società stampatrici si riflette anche nella
distribuzione dei dipendenti ai diversi livelli di inquadramento: ben il
51% degli addetti delle società stampatrici sono inquadrati tra il terzo e
il quinto livello, quelli dove è concentrata la maggioranza della
popolazione operaia, contro una media nazionale del 36,3%.
In un panorama di complessivo calo dell’occupazione nell’intero settore, le
agenzie di informazione sono andate nel 1996 in controtendenza, accrescendo
sia pure in misura modesta (15 unità , pari al +2,3%) il numero dei propri
dipendenti. E’ un dato, questo, che sembra indicare una possibile chiave
per superare il momento di stasi del mercato dei quotidiani e di crisi
occupazionale del settore: affiancare al prodotto tradizionale stampato una
serie di prodotti collaterali, ad alto valore aggiunto, fortemente
segmentati, che facciano pieno utilizzo delle moderne tecnologie di
comunicazione. Le agenzie di informazione, spinte anche dalla loro
“missione” di società di servizi, hanno abbracciato con rapidità e
convinzione la strada della multimedialità , dei servizi interattivi, di
Internet; e questi primi, timidi cenni di ripresa sul versante
dell’occupazione sembrano indicare la validità della strada intrapresa.
Per quanto riguarda infine le retribuzioni complessive, non sono state
rilevate significative divaricazioni nei livelli retributivi delle singole
tipologie di azienda rispetto alla media nazionale.
IV. Suddivisione per tipologia di società editrice
Sulle 87 società editrici che compongono l’universo della ricerca per
l’anno 1996, ben 49, ovvero il 56%, svolgono la propria attività su scala
provinciale o regionale. La ricchezza e molteplicità di voci
dell’informazione locale che emerge dai dati sull’occupazione e sulla
retribuzione del settore poligrafico costituisce, per così dire, la punta
dell’iceberg di un panorama estremamente mobile e variegato, fatto di
testate piccole e piccolissime che nascono e muoiono in continuazione,
edite da società che spesso non applicano il contratto dei quotidiani ma
che testimoniano comunque di una forte domanda di informazione locale.
Le società editrici tra le quali è più consistente la componente operaia
sono quelle che editano quotidiani provinciali e regionali; tra i
pluriregionali questa suddivisione è abbastanza equilibrata rispetto alla
media, mentre tra i nazionali e – soprattutto – tra i politici è
assolutamente prevalente la presenza degli impiegati. Questo differente
comportamento si spiega facilmente se si tiene conto del fatto che, laddove
in genere quotidiani provinciali, regionali e pluriregionali realizzano al
proprio interno tutto il ciclo produttivo, tra i nazionali e i politici è
assai più frequente il caso in cui i segmenti più tipicamente industriali
del ciclo produttivo, stampa e spedizione, vengano delegati in tutto o in
parte a società terze.
Se la suddivisione per area geografica e per tipologia di azienda non
evidenzia differenze degne di nota per quel che concerne il trattamento
retributivo degli addetti, dall’analisi dei dati scomposti per tipologia di
società editrice emergono invece differenze che possiamo senz’altro
definire strutturali e legate a dinamiche di contrattazione integrativa
aziendale che, stando a quanto sembrano suggerire i dati, assumono una
importanza che cresce in parallelo con l’aumento della dimensione delle
aziende. Un solo dato: nel 1996 un poligrafico dipendente da una societÃ
editrice di quotidiani nazionali ha trovato in busta paga un importo lordo
superiore di più di un milione al mese rispetto al suo collega che lavora,
con pari qualifica e anzianità di servizio, alle dipendenze di una societÃ
che edita quotidiani provinciali.
Conclusione
Pur non essendo possibile incrociare i dati sui livelli occupazionali con
quelli relativi alla distribuzione per livelli degli addetti, si può notare
come, laddove la percentuale di operai risulta prevalente, la percentuale
di addetti inquadrata ai livelli compresi tra il terzo e il quinto-sesto
sia proporzionalmente più elevata; viceversa, laddove prevalgono gli
impiegati i livelli di inquadramento più frequentati sono quelli che vanno
dal sesto sino all’ottavo livello.
Una notazione conclusiva ci sentiamo di affidare alla valutazione delle
parti che compongono l’Osservatorio: il confronto tra i tabulati del Fondo
Casella e i dati che emergono dall’anagrafe del settore, curata anch’essa
dall’Osservatorio, evidenzia come, a fronte di un universo composto da 267
aziende (escluse le concessionarie), le aziende che applicano il contratto
(alle quali vanno aggiunte le 13 società che che non svolgono attivitÃ
editoriale) sono in totale 147: 87 società editrici rispetto alle 91
censite, 45 società stampatrici su 93, ed appena 15 agenzie di informazione
e servizi rispetto alle 83 presenti in anagrafe.
