Le pagine dell’Osservatorio
Anche quest’anno corre
l’obbligo di ringraziare chi ha messo a disposizione di ASIG Service i dati
di base senza i quali le elaborazioni contenute in questa ricerca non
sarebbero state possibili. Un ringraziamento particolare va a tutti i
dirigenti e funzionari del Fondo di Previdenza dei Giornali Quotidiani “F.
Casella”, a partire dal Presidente Paolo de Palma, che hanno messo a nostra
disposizione i dati sull’occupazione e sulle retribuzioni degli addetti del
settore poligrafico, ed hanno di buon grado acconsentito ad assemblare i
dati in modo tale da permetterci le estrapolazioni e i raggruppamenti che
costituiscono forse l’elemento più innovativo di questa ricerca.
A rendere per qualche verso “unica” questa ricerca nel panorama industriale
italiano contribuisce il fatto, già sottolineato nell’edizione dell’anno
scorso, che le elaborazioni statistiche si riferiscono non a campioni più o
meno significativi di aziende, né tanto meno – per quel che concerne
l’aspetto retributivo – all’evoluzione delle retribuzioni contrattuali,
bensì all’intero universo delle società che applicano il contratto di
lavoro poligrafico ed alle retribuzioni realmente erogate nel corso dei due
anni – 1996 e 1997 – presi in considerazione.
La struttura della ricerca è rimasta sostanzialmente inalterata rispetto
all’anno passato, con un primo capitolo dedicato all’analisi dei dati
complessivi e tre capitoli successivi dedicati rispettivamente alla
suddivisione per area geografica, per tipologia di azienda, e –
limitatamente alle aziende editrici – per tipologia di prodotto. A seguire,
riepiloghiamo i più significativi risultati emersi, rimandando tuttavia,
per una più approfondita analisi, ai singoli capitoli dello studio.
I. Dati Complessivi
I dati relativi del 1997 confermano il trend segnalato nella prima edizione
di questa ricerca: ad un calo occupazionale che prosegue ormai
ininterrottamente dal 1990, si è accompagnata una crescita delle
retribuzioni a ritmi più sostenuti rispetto all’inflazione.
Il totale degli occupati al 31 dicembre 1997 è stato pari a 9.237, anche se
alcune “interpretazioni autentiche” dei dati suggeriscono una ulteriore
riduzione di circa cento unità , con un calo del 2,9% rispetto ad un anno
prima. In forte diminuzione, ancora una volta, la componente operaia, il
cui totale è diminuito del 5,5% a 3.782 unità , mentre per gli impiegati il
calo si è fermato all’1% a 5.455 unità . Oggi nel settore dei poligrafici
cinquantanove addetti su cento sono impiegati; nel 1980 gli impiegati erano
quarantadue su cento.
Il calo occupazionale ha riguardato quasi esclusivamente la componente
maschile, diminuita di 271 unità , mentre tra le donne il saldo negativo al
31 dicembre 1997 è stato di appena quattro unità . In conseguenza di questo
trend, la percentuale femminile sul totale degli occupati continua – anche
se molto lentamente – a crescere: dal 22,3% del 1995 al 22,8% del 1996,
sino al 23,4% del 1997.
L’andamento delle retribuzioni ha proseguito nella ripresa, avviatasi nel
1996 dopo due anni, 1994 e 1995, nei quali l’incremento delle retribuzioni
era stato sensibilmente inferiore all’inflazione. Nel biennio 1996-1997,
infatti, le retribuzioni complessive sono cresciute del 9,7%, contro il
2,5% del biennio precedente. Nel solo 1997, le retribuzioni sono cresciute
del 4,3% contro l’1,7% dell’inflazione, portando la retribuzione
complessiva media a 69,4 milioni di lire l’anno.
All’aumento della retribuzione complessiva ha contribuito in maniera
significativa la sostanziale “tenuta” della retribuzione straordinaria, a
conferma del fatto che, dopo un biennio (1993-1995) nel corso del quale il
numero di ore di straordinario retribuite nel settore era diminuito del
19,4% complessivo e del 12,7% pro capite, e durante il quale la relativa
retribuzione media annua era diminuita del 10%, a partire dal 1996 il
ricorso allo straordinario si è stabilizzato intorno alle 135 ore annue per
addetto, e la retribuzione conseguente intorno ai 4,6 milioni annui.
Nell’introduzione alla ricerca pubblicata lo scorso anno segnalavamo la
significativa e sorprendente – almeno per le dimensioni – differenza tra le
retribuzioni degli addetti di sesso maschile e di sesso femminile, che per
la prima volta era stata estrapolata dal dato complessivo. Questo divario è
andato ulteriormente divaricandosi nel corso del 1997, portando la
differenza tra la retribuzione complessiva annua degli uomini e delle donne
ad oltre quattordici milioni annui. Le differenze riguardano sia la
componente ordinaria che quella straordinaria: in media, ogni addetto di
sesso femminile percepisce meno di due milioni all’anno per prestazioni di
lavoro straordinario, contro gli oltre cinque milioni e quattrocentomila
del collega di sesso maschile. Su ogni dieci ore di lavoro straordinario
effettuate nell’industria dei quotidiani nel corso del 1997, soltanto una è
stata prestata da addetti di sesso femminile.
II. Suddivisione per area geografica
Nel corso del 1997 l’occupazione è diminuita in misura abbastanza omogenea,
con tassi di discesa variabili dal 4 al 7%, in tutte le aree del paese, con
l’unica eccezione del Centro Italia, dove invece il numero degli occupati è
cresciuto del 5,5%, e dove – anche questo è un dato in controtendenza
rispetto al resto d’Italia – il tasso di crescita degli operai è stato
maggiore rispetto a quello degli impiegati.
Per quanto riguarda l’inquadramento degli addetti, va segnalato come al
Nord sia in crescita la percentuale degli addetti inquadrati ai livelli più
alti della scala parametrale: tra il sesto e il decimo livello sono
inquadrati il 63,1% degli addetti, contro il 61,5% dell’anno precedente.
Nel mezzogiorno d’Italia, invece, gli inquadrati ai cinque livelli
superiori sono passati dal 47,7% del 1996 al 45,8% del 1997.
Le retribuzioni sono cresciute con ritmo superiore alla media nazionale nel
Nord Ovest e nelle Isole, inferiore nel Centro. Nel complesso, i valori
medi delle singole aree sono abbastanza allineati con il valore medio
complessivo, con scostamenti in più o in meno contenuti entro tre-quattro
punti percentuali. Fa eccezione il Sud, dove la retribuzione media
complessiva, di poco inferiore ai sessanta milioni e mezzo annui, è
inferiore dell’8,7% rispetto alla media nazionale. E il divario del Sud
sarebbe stato ancora maggiore se non si fosse verificato nelle aziende di
quest’area del Paese, nel corso del 1997, un significativo incremento del
ricorso allo straordinario e della conseguente retribuzione. In deciso
calo, invece, il ricorso allo straordinario nel Centro e nel Nord Est, dove
si registra il valore minimo, con una media annua di 95 ore e di 3,2
milioni per ciascun addetto.
III. Suddivisione per tipologia di azienda
Le società editrici mantengono un peso prevalente all’interno dell’universo
delle aziende che applicano il contratto dei poligrafici: ben 83 aziende su
160 e 6.406 addetti su 9.237, infatti, appartengono a questa categoria. Se
si aggiungono le società che appartengono alla tipologia dei centri stampa
si arriva a 125 società e a 8.367 dipendenti, pari a oltre il 90 per cento
del totale addetti.
Se andiamo però a guardare le dinamiche occupazionali degli ultimi due
anni, appare evidente come questo “zoccolo duro” dell’industria dei
quotidiani si sia significativamente ridimensionato: nel 1995, infatti,
società editrici e centri stampa rappresentavano il 92,6% del mercato
complessivo e il 93% del totale delle retribuzioni erogate. Sull’altro
versante, tralasciando le società che non effettuano attività editoriale,
il cui peso sul totale del settore non arriva al 2%, appare evidente la
crescita del peso e dell’importanza delle agenzie di informazione e
servizi, che nel biennio 1995-1997 hanno visto crescere del 10% il numero
complessivo degli addetti (il 7,1% nel solo 1997)? portando così la propria
percentuale sul totale addetti dal 6,2% del 1995 al 7,8% del 1997.
Ci sembra che i dati sin qui esposti consentano di individuare con certezza
un trend che era già chiaramente delineato nella prima edizione di questa
ricerca: in un panorama generale nel quale il calo occupazionale delle
aziende per così dire “a ciclo completo” – società editrici e stampatrici –
non accenna ad arrestarsi. Cresce invece il numero e il peso delle societÃ
che forniscono servizi o semilavorati, per usare un termine tipico
dell’industria manifatturiera, al ciclo produttivo dei quotidiani.
Questo fenomeno di terziarizzazione di alcuni segmenti del ciclo
produttivo, al quale l’industria dei quotidiani arriva per ultima rispetto
ad altri settori industriali, è sicuramente più rilevante di quanto non
dicano le pur significative cifre riportate in questa ricerca. Non bisogna
infatti dimenticare che solo una parte, e certamente non la più rilevante,
delle società che forniscono servizi al ciclo produttivo editoriale,
applicano ai propri dipendenti il contratto di lavoro poligrafico.
Fa inoltre riflettere il fatto che le tipologie di azienda dove si è
assistito al più significativo calo occupazionale – società editrici e
centri stampa – siano anche quelle dove le retribuzioni nel corso del 1997
sono cresciute ad un ritmo più sostenuto, mentre nelle tipologie di azienda
dove l’occupazione è cresciuta l’incremento retributivo è stato più
contenuto. Oggi un addetto dipendente da una società editrice guadagna in
media 470mila lire lorde al mese in più del collega che lavora in una
agenzia.
Un ultimo dato sul quale vale la pena di riflettere è che, mentre il
personale fuoriuscito dal ciclo produttivo nelle società editrici e
stampatrici è in prevalenza maschile , con un saldo negativo di 320 addetti
in meno rispetto al 1996 contro appena 66 addetti di sesso femminile in
meno, nelle aziende che nel corso del 1997 hanno creato occupazione – le
agenzie e le altre società – l’incremento occupazionale ha riguardato in
prevalenza i lavoratori di sesso femminile, che hanno fatto segnare un
saldo positivo complessivo di 62 addetti rispetto ai 49 addetti di sesso
maschile in più. In queste società , per finire, il divario retributivo tra
uomini e donne risulta meno accentuato: 870mila lire lorde al mese in meno
per le dipendenti delle agenzie rispetto ai colleghi maschi, contro il
milione e 130mila lire che costituisce lo scarto medio nelle societÃ
editrici.
IV. Suddivisione per tipologia di società editrice
Nella prima edizione di questa ricerca, commentando i dati relativi a
questa tipologia di suddivisione, mettevamo in evidenza come oltre la metÃ
delle imprese facenti parte del campione fosse costituito da realtÃ
provinciali e regionali, a testimonianza della forte vitalitÃ
dell’informazione locale. Questo datoviene ulteriormente confortato dai
dati relativi al 1997, che a fronte di un calo di quattro unità , da 87 a
83, delle società editrici, vede invariato il numero delle società che
editano quotidiani provinciali e regionali.
Ma c’è di più: a fronte di un calo occupazionale complessivo pari – per
l’universo delle società editrici – al 4,9%, in queste categorie di
quotidiani, così come nei pluriregionali, il calo percentuale è stato
inferiore, mentre i quotidiani nazionali hanno fatto segnare un saldo
negativo di 254 unità , pari all’8,7%. E l’occupazione è addirittura
cresciuta tra i quotidiani politici, per effetto dell’avvio delle
pubblicazioni: nel corso del 1997, di una nuova testata.
Dall’analisi della suddivisione tra operai e impiegati nelle singole
tipologie di società editrice emerge una netta distinzione tra aziende che
possiamo definire “a ciclo completo” ed altre che, con termine brutto ma
efficace, possiamo definire “terziarizzanti”. Alla prima categoria
appartengono le aziende che tendono a realizzare al proprio interno
l’intero ciclo produttivo. Per questa categoria, nella quale possiamo far
confluire i provinciali, i regionali e, parzialmente, i pluriregionali, la
componente operaia ha un peso significativo sul totale degli addetti: del
43,4% per i provinciali, del 49,3% per i regionali, del 33,8% per i
pluriregionali dove, non a caso, sono presenti alcuni significativi casi di
lavorazioni affidate a terzi.
Viceversa, alla seconda categoria appartengono i nazionali e i politici:
quotidiani che, anche qui con qualche eccezione, affidano una parte o la
totalità delle lavorazioni più tipicamente industriali, quelle cioè ad
elevata intensità di lavoro operaio, a società terze. Per queste società ,
ovviamente, la percentuale di operai sul totale addetti è molto inferiore:
del 26,7% per i nazionali, addirittura del 3,4% per i politici.
Questo diverso peso delle due componenti – operaia e impiegatizia – nelle
varie categorie di società editrice si riflette naturalmente anche sui
livelli di inquadramento: ecco quindi che tra i provinciali e i regionali
hanno un peso significativo i livelli di inquadramento dove sono
tradizionalmente inquadrati gli operai, e cioè fino al quinto-sesto,
laddove tra i nazionali e ancor più tra i politici prevalgono nettamente i
livelli di inquadramento dal sesto all’ottavo, quelli più tipicamente
“impiegatizi”.
Si segnalava, nell’edizione dell’anno scorso della ricerca, l’evidente
divario delle contribuzioni tra le diverse tipologie di società editrice. I
dati del 1997 confermano quella indicazione e consentono di aggiungere
nuovi elementi al quadro conoscitivo. La prima indicazione è che la
retribuzione media cresce con il crescere delle dimensioni dell’azienda:
basti pensare che nel 1997 un addetto di un quotidiano provinciale ha
guadagnato in media un milione e duecentomila lire lorde in meno al mese
rispetto al suo collega che lavora in un quotidiano nazionale. La seconda
indicazione, tratta dall’analisi dei dati sulle retribuzioni a partire dal
1995, è che l’incremento retributivo delle aziende di maggiori dimensioni è
superiore a quella dei quotidiani più piccoli: mentre infatti le
retribuzioni complessive dei quotidiani provinciali sono cresciute
dell’1,9%, sostanzialmente in linea cioè con l’andamento del costo della
vita, le retribuzioni degli addetti dei quotidiani pluriregionali sono
cresciute del 4,8% e quelle dei nazionali del 6,6%.
Una terza ed ultima indicazione che si intravede nei dati del 1997, ma che
abbisogna di ulteriori conferme, è il diverso “valore strutturale” che
assume il lavoro straordinario nelle aziende di maggiori dimensioni
rispetto alle aziende che editano quotidiani provinciali o nazionali:
laddove infatti in queste ultime il ricorso allo straordinario appare
strettamente legato al ciclo produttivo, con variazioni positive o negative
a seconda del carico produttivo, è probabile che nelle aziende più grandi e
segnatamente nei quotidiani nazionali lo straordinario sia per così dire
“previsto” come integrazione retributiva e non richiesto dalle effettive esigenze dell’organizzazione del lavoro aziendale, tanto più in considerazione d
el fatto che molte di queste aziende terziarizzano porzioni significative
delle lavorazioni dove, come nella stampa e spedizione, è più frequente il
ricorso al lavoro straordinario. Non si spiega altrimenti il fatto che,
sempre tra i quotidiani nazionali, nel 1997 le ore medie di straordinario
lavorate da ciascun addetto siano cresciute del 4,5% a fronte di una
diminuzione dell’8,7% del numero di addetti e addirittura del 10% in
termini di ore lavorate.
