La proposta LinkService per l’editing e le selezioni colore

LinkService si presenta al
consueto appuntamento con Tecnomedia con l’intenzione di approfondire una
tematica che da diverso tempo “dilaga” in modo sempre più consistente nel
mondo della stampa e della prestampa.
Oggi tutti gli addetti ai lavori conoscono la tecnologia Adobe Acrobat, le
sue potenzialità ed il suo indirizzo; importanti produttori di software ed
hardware hanno sposato questa straordinaria opportunità che si presenta
come una nuova frontiera per il trattamento dell’informazione digitale.
Come già da più parti affermato, il formato che viene generato ed
utilizzato dalla corrente versione di Acrobat (3.0) è stato aggiornato di
recente, ed ha assunto una nuova codifica, divenendo PDF 1.2.
Questo passaggio di release, dalla 1.1 alla 1.2 porta con se significative
implementazioni che tendono a fare del PDF un vero master digitale delle
Vostre informazioni; intendiamo con questo termine la possibilità di
utilizzare questo nuovo standard come punto di partenza per
l’uscita/archiviazione sui più disparati supporti, dal CD-ROM ad Internet,
dalla carta alla pellicola.
E’ nostra opinione che Adobe abbia, molto opportunamente, provveduto negli
ultimi tempi ad un adeguato riposizionamento della tecnologia Acrobat
secondo questo ragionamento: l’esplosione del World Wide Web ed il
conseguente avvento di strumenti quali HTML e Java hanno rischiato di
minare la diffusione di PDF come tecnologia rivolta “quasi unicamente”
all’editoria on-line.
Non vorremmo con questo scendere eccessivamente nel dettaglio sui pregi ed
i difetti di un formato rispetto all’altro, ci limitiamo a fare una
considerazione di carattere più generale: Adobe, con la sua importante
storia ed il suo importantissimo presente nel mondo delle arti grafiche ha
conquistato sul campo il pieno diritto a giocare un ruolo da protagonista
ed è importante comprendere il peso del PDF nelle evoluzioni di questa
grande azienda.
Le riviste più accreditate del settore hanno molto spesso contrapposto PDF,
HTML e Java, nel tentativo di prevedere quale avrebbe potuto essere il
vincitore della sfida. Noi riteniamo che la considerazione debba essere
altresì condotta su basi differenti, senza intenzione alcuna di volere, a
tutti i costi, determinare una classifica.
Sono suoi i più diffusi applicativi per il publishing e la grafica, ed una
attenta politica di acqisizione di importanti software-house hanno portato
Adobe ad avere una “scuderia” di strumenti sofware che sono, di fatto, lo
standard del mercato professionale.
Riteniamo che, se PDF avesse continuato ad essere sviluppato per offrire
una risposta tecnologica “solo” nei confronti dell’on-line, il mercato
delle arti grafiche avrebbe perso un importante protagonista.
Nelle sue prime versioni, come già da noi espresso nel precedente numero di
Tecnomedia, questo formato non era idoneo ad un utilizzo negli ambiti
professionali della stampa e della prestampa. Evolute funzionalità quali la
gestione della retinatura, i commenti OPI, il trapping e l’undercolor
removal venivano “dimenticate” nel file PostScript all’atto della
generazione del PDF.
Probabilmente questa scelta nasceva dalla volontà di mantenere il file PDF
estremamente compatto per renderlo sempre più idoneo all’on-line, l’aspetto
negativo era che la perdita di queste funzioni allontanava la possibilità
di utilizzarlo in ambienti di prestampa di qualità.
E’ importante comunque sottolineare che, così come è stato
approfonditamente esposto in un articolo su una rivista del settore alcuni
anni fa, il formato PDF, già dalla prima versione, consentiva di produrre
stampe a colori di qualità media, ma le continue implementazioni del
linguaggio PostScript e delle applicazioni che lo generano hanno di fatto
creato un sensibile divario fra le opportunità offerte al mondo della
prestampa ed il formato PDF.
Con questa ultima release le cose sono cambiate, nel senso che il file PDF
è divenuto idoneo ad essere inserito in un processo di produzione di
elevata qualità e, l’imminente stretta integrazione fra PDF e PostScript
livello 3 rappresenta un importante segnale per il mercato.
Muovendo da questi presupposti, è importante comunicare al mercato che
alcune software house hanno reso disponibili in questi ultimi tempi dei
moduli addizionali ad Acrobat Exchange (in gergo definiti plug-in) che ne
amplificano e verticalizzano le possibilità di impiego.
LinkService ha da sempre distribuito sul nostro mercato prodotti
collaterali alle applicazioni per il mondo della prestampa ed ha investito
importanti risorse nella ricerca, analisi, commercializzazione e supporto
dei plug-in. Oggi, con la nascita della divisione LinkTrade, questo impegno
è diventato ancora maggiore, così come le applicazioni distribuite hanno
assunto un notevole spessore tecnologico.
In particolare, desideriamo mettervi a conoscenza di due importanti
applicativi che si integrano nel processo produttivo basato su Acrobat:
PitStop di Enfocus e Crackerjack di Lantana.
PitStop è un plug-in (ovvero un modulo applicativo che si installa ed
utilizza all’interno di Exchange) che permette di editare i file PDF. Il
concetto di fondo è che Adobe rilascia Exchange con un set minimale di
opzioni per la modifica del file (sostanzialmente editing “grezzo” di
singole linee di testo) mentre PitStop apre un vero e proprio ambiente per
il trattamento dei documenti.
Proviamo ad immaginare una situazione operativa dalla parte di un service
di stampa: il nostro cliente ci invia – in formato PDF – un documento che
deve essere riprodotto ma, come spesso accade, qualcuno si accorge di un
errore di digitazione, oppure che un elemento è stato tracciato in modo non
corretto. Senza PitStop sarebbe necessario che il cliente elaborasse
nuovamente il documento originale per poi generare un altro PDF e quindi
inviarcelo. E’ palese che questa serie di operazioni richieda del tempo per
essere eseguita e la pratica ci insegna che il tempo è uno degli elementi
di cui meno si dispone!
PitStop permette di apportare variazioni al documento PDF in qualunque
momento del ciclo produttivo. Per dovere di completezza è opportuno
segnalare che le ultime versioni di alcuni applicativi permettono di
“aprire” il formato PDF e quindi, ciascuna con i suoi strumenti, di
sottoporlo a variazioni. La sostanziale differenza che passa fra l’aprire
un documento Acrobat con una applicazione esterna e trattarlo con Exchange
+ PitStop consiste nel fatto che, nella prima ipotesi il documento deve
essere interpretato e convertito nel formato interno dell’applicazione,
nella seconda è il motore stesso di Acrobat che gestisce il documento.
Questa non è una disquisizione filosofica astratta in quanto le
implicazioni che ne derivano sono molto importanti.
Prima di tutto, il documento aperto con un programma che non sia Exchange
smette di essere un PDF, pertanto, se teniamo presente il concetto di
master digitale, ci troviamo nella condizione di perdere le features
proprie di questo formato. In concreto, se il documento è stato arricchito,
per esempio, con meccanismi di navigazione, hyperlink eccetera, tutte
queste informazioni addizionali vengono perdute. Nel caso di una
pubblicazione multipagina otteniamo un effetto devastante che, solo una
nuova e completa rielaborazione del documento originale permette di
risolvere. Ecco quindi che il documento PDF che abbiamo ricevuto dal nostro
cliente perde di univocità, costringe alla generazione di un secondo
elaborato – riveduto e corretto – unicamente per la stampa cartacea e, nel
caso di pubblicazione multi-supporto, dobbiamo comunque costringere il
nostro cliente a fornirci un nuovo PDF!
Un altro aspetto importante è che qualunque fase di interpretazione può
portare con se delle conversioni non esatte: nel caso del PDF questo è
tanto più probabile in quanto siamo in presenza di un formato molto
complesso. Non desideriamo esprimere delle critiche nei prodotti che
attualmente “promettono” di leggere e scrivere PDF, ma invitiamo i lettori
a provare sul campo l’effettiva funzionalità di queste opzioni…
PitStop, al contrario, accede direttamente agli oggetti nel loro formato
nativo, senza alcuna conversione, e mette a disposizione dell’utente un set
molto evoluto di strumenti per il trattamento della grafica e del testo.
Il risultato della fase di editing eseguita con questo potente plug-in è,
quindi, un documento PDF letto e scritto direttamente da Exchange!
Per quanto riguarda Crackerjack, si tratta di un plug-in che permette di
stampare in selezione i documenti in formato PDF.
Torniamo per un momento al nostro service di stampa: il documento che
abbiamo ricevuto dal nostro cliente e che abbiamo corretto con PitStop deve
ora uscire in fotounità con selezione CMYK. Questa attività è normalmente
svolta da applicazioni che, dato un documento ne elaborano il contenuto
estraendo e trattando le informazioni colore: questo è il delicato compito
di Crackerjack.
Il plug-in, richiamato dall’apposito menu di Exchange, ci presenta una
sofisticata e completa finestra di dialogo all’interno della quale è
possibile impostare tutti i parametri necessari alla definizione di una
selezione colore. Valori quali lineatura di stampa, inclinazione dei
retini, tipo di punto eccetera sono ordinatamente accessibili attraverso
una serie di schede sovrapposte che richiedono pochi attimi per essere
completate. Ci teniamo a precisare che, alla data, Crackerjack è l’unico
prodotto in grado di rilasciare selezioni a partire da documenti PDF!
Ecco quindi che abbiamo la possibilità di indirizzare in modo completo il
processo di gestione dei documenti PDF, dall’editing all’uscita su
fotounità con selezione colore.
Questa breve descrizione non può, per ragioni di spazio, esaurire nel
dettaglio strumenti software di tale portata e Vi invitiamo pertanto a
contattarci per approfondire gli argomenti.