Integrazione digitale: nuove soluzioni in mostra all’Ifra Expo 1998

Il computer “è”
intelligente: e un brivido passa nella schiena delle oltre trecento persone
che stanno ascoltando i relatori dell’edizione 1998 di “Oltre la parola
stampata”, la fortunata serie di convegni annuali dell’Ifra dedicati alle
prospettive della integrazione dei media elettronici con l’industria dei
quotidiani, alla quale dedichiamo un apposito articolo in questo stesso
numero di TecnoMedia.
La provocazione è di Andreas Meyer, giovanissimo relatore tedesco che
propone un prototipo di server per Internet – Kidata Dynamic Information
Server – che dovrebbe appunto sfruttare le qualità – per così dire –
“intellettuali” dei calcolatori elettronici. Il problema principale dei
nuovi servizi su rete, e nessuno nutre dubbi a riguardo, è quello di
reperire risorse economiche tali da consentirne lo sviluppo ed il
consolidamento negli anni a venire. Pochi ormai credono alla sola vendita
degli abbonamenti e dei contenuti, mentre un numero sempre maggiore di
operatori ritiene che i servizi www dovranno puntare su un mix di risorse
economiche all’interno del quale la pubblicità dovrà svolgere un ruolo
preponderante. Secondo molti commentatori la sfida per la pubblicità su
Internet sarà vinta da quegli editori che saranno in grado di canalizzare
il contenuto dei messaggi con maggiore precisione possibile in direzione
del potenziale target di utenti. Il software presentato da Kidata punta a
fornire all’industria una soluzione in grado di creare canalizzazioni di
contenuti adattive e dinamiche in direzioni di utenti dei quali siano noti
i profili in termini di interesse ad un certo tipo di informazioni. Il
prototipo di Kidata – in via di sviluppo – scommette, in particolare, sulla
possibilità di creare link dinamici fra due profili speculari dei
visitatori di un sito: uno ottenuto attraverso una tecnica di registrazione
attiva, ovvero tramite l’inserimento di dati da parte del visitatore, ed un
altro ottenuto con procedimenti passivi, ovvero analizzando le
interrogazioni e l’attività di download degli utenti, in termini sia
qualitativi che quantitativi. Una volta ricostruito il profilo, il software
dovrebbe essere in grado di agganciare dinamicamente i banner pubblicitari
che si presume siano di interesse per quel certo visitatore.
La presentazione di Meyer, che ha suscitato grande interesse presso molti
editori presenti in sala, oltre ad una più che legittima curiosità circa il
grado reale di sviluppo di questo software, è la sintesi migliore del leit
motiv trainante della edizione 1998 di Ifra Expo: tecnologia al servizio
dei fatturati, e possibilmente degli utili, editoriali.

Tecnologia al servizio dei fatturati
Perchè investire in tecnologie digitali? Agli inizi degli anni Settanta la
risposta più diffusa a questa domanda era senz’altro “per tagliare i
costi”; dieci anni dopo, quando iniziava in tutto il mondo l’era dei nuovi
sistemi editoriali, alla prima motivazione si sarebbe aggiunto l’obiettivo
di avviare una nuova organizzazione del lavoro e ristrutturare l’intero
processo produttivo; in questo scorcio di fine millennio, almeno se
dobbiamo credere alle indicazioni emerse dall’Ifra di Lione, una terza
ragione potrebbe essere portata in primo piano: investire in tecnologie
digitali “per sviluppare i fatturati e gli utili”.
Quest’anno l’area pre press della più importante rassegna tecnologica
internazionale per l’industria dei quotidiani è stata infatti dominata
dall’integrazione digitale del flusso di lavoro produttivo all’interno
dell’industria dei quotidiani, sia sotto forma di nuovi moduli di sistemi
editoriali aperti all’integrazione coni servizi web, sia sotto forma di
componenti dell’area di preparazione tali da garantire una catena
input-output per quanto possibile svincolata da supporti analogici.
L’obiettivo principale dell’integrazione di fine millennio è senz’altro
rivolto all’incremento dei fatturati, sia quando si va in direzione dei
componenti che consentono una piena trasmissione on line della pubblicità
sia quando si considerano nuovi investimenti sui moduli dei sistemi
editoriali che consentono la trasmigrazione il più possibile lineare dei
contenuti editoriali all’interno di nuovi servizi da avviare su rete
Internet.

Sistemi editoriali: fra “made in Italy” e soluzioni “web oriented”
Parafrasando una fortunata espressione coniata da Jonathan Seybold, si
potrebbe dire che alla “Fourth Wave”, la “quarta ondata” dei sistemi
editoriali, è seguita una “Italian Wave”. E’ già da un paio di anni,
infatti, che in questo segmento del mercato aziende e soluzioni nate nel
nostro Paese si vanno affermando con crescente successo in tutto il mondo:
un successo certamente non casuale, che affonda le radici nella complessità
dell’organizzazione del lavoro nei quotidiani italiani, che non trova
riscontro in altre realtà europee ed extraeuropee e che ha richiesto ai
fornitori l’elaborazione di soluzioni particolarmente raffinate.
Proprio il primo giorno di IFRA 98, Unisys ha festeggiato il centesimo
cliente della Unisys Publishing Solutions: si tratta del quotidiano tedesco
Nordkurier, dove nei prossimi mesi verrà installato, su server IBM AIX, il
sistema editoriale Hermes e il sistema WireCenter per la gestione delle
agenzie, per un totale di 130 stazioni di lavoro. Una ulteriore conferma
del successo di questa soluzione editoriale, che è nata in Italia e da qui
si è estesa nel resto del mondo, compresi gli Stati Uniti dove ormai si
contano sei installazioni, tra le quali giornali di grandi dimensioni come
il Philadelphia Inquirer, il New York Newsday e il New York Daily News.
Nel corso di una conferenza stampa svoltasi presso lo stand, Franco Giglio
e Gabriella Franzini, rispettivamente Vice President e Marketing Director
di Unisys Publishing Solutions, hanno delineato gli obiettivi di mercato
del sistema Unisys per i prossimi anni, ed hanno annunciato alcuni
interessanti sviluppi, tra i quali meritano di essere menzionati un modulo
per la gestione della pubblicità ed un servizio di outsourcing per la
gestione tecnica del sistema.
Oltre agli annunci, all’IFRA di Lione Unisys ha portato anche alcune
concrete novità, e in primo luogo la versione 4 delle Unisys Publishing
Solutions, che presenta alcune significative novità: tra le quali un
potenziato modulo Supervisor, in grado di gestire in maniera più
sofisticata i giornali con molteplici edizioni, mentre il modulo di ricerca
DocCenter è stato arricchito di nuove e più raffinate funzioni di ricerca,
con la possibilità di effettuare ricerche in ambiente Intranet/Internet,
utilizzando browser standard.
Una novità “invisibile”, ma non per questo meno importante della nuova
versione di Hermes, è rappresentata da una serie di modifiche
all’architettura software che ne rendono molto più agevole che in passato
l’adattamento a diversi ambienti operativi sui quali è installato il
sistema: Intel, Sun Sparc, DEC Alpha, IBM RS/6000, con rispettivi sistemi
operativi.
Non è ancora un prodotto, ma una versione beta molto vicina al rilascio
definitivo il modulo Hermes on line che è stato presentato nel corso della
Fiera e che si propone di ottimizzare l’utilizzo del sistema Unisys per la
produzione di edizioni Web del quotidiano. Con questo nuovo modulo, il
redattore continua ad usare il sistema NewsRoom per la realizzazione del
materiale destinato all’edizione on-line, e lo consegna ad un Web-Desk,
dove il redattore responsabile dell’edizione controlla il materiale e lo
rilascia ad un database SQL residente su un server NT, separato dal server
del sistema per ragioni di sicurezza. Analogamente alle template delle
pagine per l’edizione stampata, sul server Web saranno state archiviate una
serie di template di pagine Web, realizzate utilizzando l’editor Microsoft
Front Page. Un link dinamico farà sì che ogni modifica apportata dal
redattore al testo si trasferisca in automatico sull’edizione Web.
Il sistema consente molteplici configurazioni, in modo da assecondare le
scelte organizzative dei quotidiani: si può andare dalla creazione di
edizioni online totalmente automatizzate, con estrazione automatica di
testi e immagini e relativa impaginazione in pagine Web predisegnate, sino
alla creazione di vere e proprie redazioni Internet, con personale
giornalistico e poligrafico dedicato.
Allo stand della Tera, presente a Lione in coabitazione con la Fuji Film
alla quale è legata da un accordo OEM a livello mondiale, è stata
presentata la versione 3 del sistema editoriale GoodNews. Un sistema,
questo, nato in Italia e che nel nostro Paese ha avuto le sue prime
installazioni, ma che adesso sta trovando rapida diffusione al di fuori dei
nostri confini: basti pensare che, a oggi, le installazioni di GoodNews
sono una cinquantina in dodici nazioni, per un totale di circa 3.500 posti
di lavoro. Di rilievo, tra l’altro le installazioni all’International
Herald Tribune di Parigi, a O Globo di Rio de Janeiro, alla Times Media
Limited di Johannesburg, e al Palm Springs Desert Sun, quotidiano della
catena Gannett.
Il sistema Tera utilizza una architettura client-server, con server Windows
NT e client Windows 95, con la possibilità di integrare piattaforme Mac e
UNIX. Tra le novità della versione 3 va segnalata una funzione di
“layering” del modulo di impaginazione, che consente di innestare su una
pagina master una serie di “strati” con informazioni e annunci pubblicitari
destinati a edizioni zonali.
Tra i plus del sistema editoriale Tera va segnalato anche il modulo T@rk
per l’archiviazione automatica di testi, foto e pagine. A partire dalle
pagine complete rilasciate dal sistema GoodNews (ma presto il software sarà
disponibile anche per altre soluzioni editoriali), T@rk estrae gli elementi
e li archivia su un server in formati standard: Html per i testi, EPS o
JPEG per le immagini, PDF per le pagine intere. Ogni elemento archiviato
contiene i riferimenti al contesto nel quale è stato pubblicato, di modo
che da una ricerca testuale sia possibile risalire alla pagina dove è
apparso, e da questa accedere alle foto in essa pubblicate, e così via. Dal
momento che il sistema è stato sviluppato sulla base di tecnologie standard
Microsoft – server NT, database SQL, Web Server IIS – la ricerca può essere
effettuata in modalità Internet/Intranet, utilizzando un comune browser
come Navigator o Explorer e senza la necessità di plug-in speciali o di
compomenti Java o Active/X.
La terza soluzione editoriale Made in Italy presente all’Expo di Lione era
quella che fa capo alla società torinese Sinedita e del gruppo di aziende
che con essa collaborano, come la fiorentina Nàvita, specializzata nelle
applicazioni Intranet/Internet e nei sistemi di archiviazione multimediale,
o la torinese Exenia, specializzata nelle applicazioni di data warehousing.
Grazie a questa sinergia di apporti specialistici integrati, l’approccio di
Sinedita si va sempre più configurando come quello di un consulente più che
di un fornitore in senso stesso, e le soluzioni offerte si aggiornano
continuamente sulla base delle esigenze specifiche dei clienti, oltre che
naturalmente dell’evoluzione della tecnologia.
Sotto questo aspetto, è significativo analizzare le ultime evoluzioni del
Sistema Editoriale Sinedita, da anni apprezzato ed utilizzato in una
trentina di realtà editoriali italiane grazie alla solida architettura
client-server ed alla possibilità di utilizzare hardware Intel o Power
Macintosh, sistemi operativi Windows NT/95 oppure MAC OS, con database SQL
e Quark X-Press come motore di impaginazione. Oggi tuttavia il sistema è
disponibile anche in architettura Intranet/Internet, ed è già in avanzata
fase di realizzazione una versione del sistema che utilizza come motore di
impaginazione il software K2 di Adobe.
Lo stesso approccio è visibile in tutte le altre proposte della “galassia” che fa capo a Sinedita, dal sistema Multi-Object per la gestione degli archivi
storico-documentali dei giornali, anch’esso disponibile in ambiente
client-server e Intranet, al software per la gestione del timone e della
pubblicità classificata, dal software Press-On-Line per la creazione
automatica di pagine e siti Web a partire da progetti editoriali
predeterminati o da semplici profili utente, sino al sistema DAIPO per il
database publishing, che consente la realizzazione automatica di intere
pubblicazioni come cataloghi, listini, giornali di annunci: tutte soluzioni
sviluppate per rispondere a concrete esigenze dei clienti. E accanto a
queste soluzioni, altri progetti più orientati ad un futuro meno lontano di
quanto si pensi, come il progetto Lamarck per la gestione di basi di dati
di immagini su base visiva, sviluppato da Nàvita, o come il prototipo,
sempre più vicino ad un prodotto concreto, di un sistema di impaginazione
“servo-assistita”, nel quale un software di intelligenza artificiale
propone, sulla base delle priorità assegnate dalla redazione, una serie di
opzioni di impaginazione.
Anche Sinedita, come altre società italiane, ha cominciato a mettere il
naso fuori dai confini. La software house torinese ha preferito un
approccio diverso dalla consueta ricerca di un agente o di una società
distributrice, andando piuttosto alla ricerca di partnership con società in
grado di fornire contributi in termini di idee e di soluzioni oltre che di
garantire supporto e assistenza tecnica. I primi accordi di questo tipo
sono stati conclusi con la società tedesca Ianus e con la società svedese
Uppslaget.
“Solutions. Now”. E’ questo lo slogan che campeggiava sullo stand della
Atex Publishing Solutions, a sottolineare come la società di Bedford si sia
ormai lasciata alle spalle la fase dei cambi di proprietà e delle
ristrutturazioni societarie, per ripresentarsi sul mercato con un
portafoglio di soluzioni concreto, credibile e supportato da importanti
installazioni.
Tutte le soluzioni di Atex rispondono ai più diffusi standard di mercato,
come l’architettura client-server e la portabilità dei server sulle più
diffuse piattaforme hardware (Sun Sparc, IBM RS/6000, Intel), software
(Solaris, Windows NT, AIX), database (Microsoft SQL, Sybase, Oracle).
Per quanto riguarda la gestione della pubblicità, per esempio, le soluzioni
di Atex coprono l’intero flusso di produzione. Con il modulo Architect è
possibile la definizione del timone pubblicitario e il controllo dello
stato di avanzamento dei lavori, compreso il collegamento con il sistema di
produzione per la verifica delle compatibilità tra il timone e la
configurazione della rotativa e dei gruppi colore. Classified Pagination
consente il posizionamento automatico in pagina di pubblicità classificata
e tabellare, con il completo controllo sull’impaginazione. E infine
Enterprise, il sistema per la gestione completa della pubblicità,
dall’ordine al controllo del pubblicato, sino al monitoraggio della
fatturazione. Un sistema, questo, che vanta già 57 installazioni in 24
paesi, per un totale di oltre 7.000 posti di lavoro e clienti del calibro
della News International e del Financial Times di Londra, del New York
Newsday, del Dagens Nyheter di Stoccolma. Tra le installazioni ce n’è una
anche in Italia, alla concessionaria di pubblicità Area Nord, della quale
si parla in un altro articolo su questo numero di TecnoMedia.
Sul versante editoriale, la proposta di Atex Media Solutions si chiama
Prestige, un sistema client-server che consente di integrare strumenti
software come Microsoft Word e Quark X-Press in un ambiente editoriale
provvisto di potenti strumenti di controllo e gestione, e con un sistema di
impaginazione che consente la gestione parallela ed indipendente il disegno
delle pagine e l’editing dei testi. Inoltre il sistema consente di lavorare
in modalità Intranet: in pratica l’inviato o il corrispondente possono, con
un PC portatile ed un collegamento Internet, in qualunque parte del mondo
si trovino, utilizzare tutte le risorse del sistema per le quali sono
abilitati come se fossero in redazione.
Il sistema Prestige, come hanno tenuto a precisare gli esponenti Atex
presenti allo stand di Lione, non è un progetto o una beta release, ma un
prodotto già disponibile e che ha già al suo attivo molteplici
installazioni, come quelle alla Southern Newspapers e alla DC Thompson in
Gran Bretagna. L’ultima installazione, annunciata qualche settimana prima
dell’Expo di Lione e particolarmente significativa sotto il profilo
dell’immagine, è stata realizzata a Newspaper Techniques, la rivista
mensile dell’Ifra edita in inglese, tedesco e francese.

Scanner copydot per il flusso digitale
Il flusso di lavoro digitale presuppone che tutte le componenti della
pagina siano disponibili, prima dell’output finale, in formato digitale.
Questo non costituisce un problema per la parte editoriale del quotidiano,
che viene già da anni interamente realizzata su sistemi integrati con
output digitale; viceversa, la pubblicità si trova ancora “a metà del
guado”: nonostante le tecnologie siano ormai mature per l’utilizzo
generalizzato della trasmissione digitale degli annunci e molteplici siano
le soluzioni disponibili anche in Italia, i giornali si trovano ancora,
nella quasi totalità dei casi, a dover digitalizzare il materiale
pubblicitario che giunge su supporto fisico, sia esso carta o pellicola.
Ne consegue che, in un ambiente produttivo che non può rinunciare
all’impaginazione elettronica digitale, diventa indispensabile dotarsi di
un sistema di scansione copydot, che effettua la digitalizzazione degli
originali su carta e pellicola e, nello stesso tempo, effettua la
deretinatura. Due sono, per quanto si è visto a Lione, le soluzioni
disponibili sul mercato, entrambe distribuite in Italia.
La società danese Purup-Eskofot propone una ampia gamma di scanner
professionali CCD a letto piano con funzione copydot: dall’EskoScan 1318,
in formato A3, fino al “gigante” EskoScan 3648, che è in grado di
effettuare contemporaneamente scansione e deretinatura di quattro pagine
broadsheet.
Anche la società britannica Tecsa propone due linee di scanner copydot: i
modelli della linea TS2000 (TS2470 e TS2570), con un’area di scansione
massima di 610 x 457 millimetri, e i modelli della linea TS3000 (TS3100,
TS3065 e TS3050), con un’area di scansione di 731 x 569 millimetri, in
grado di effettuare in poco più di tre minuti scansione (a 1.270 dpi) e
deretinatura di due pagine broadsheet.
La Tecsa propone inoltre una soluzione software – denominata Seurat in
ambiente Mac e CRS per la piattaforma Windows NT – per chi dispone già di
scanner professionali e vuole dotarli di funzioni di copydotting: in questo
modo l’investimento è più contenuto, e i risultati, pur non essendo
paragonabili a quelli che si ottengono con uno scanner copydot dedicato,
sono ampiamente accettabili per le esigenze produttive dei quotidiani.

Bozze digitali a colori
Uno dei problemi che l’adozione del flusso di lavoro digitale pone ai
quotidiani è costituito dalle bozze: l’assenza di riscontri fisici in corso
di lavorazione impone infatti, in fasi particolarmente critiche della
produzione come in prossimità del rilascio redazionale o della
fotoformatura, la realizzazione di bozze di prova, che riproducano il più
fedelmente possibile il risultato finale.
L’utilizzo del colore complica ulteriormente il problema: la resa del
colore sulla carta da giornale, infatti, è sostanzialmente diversa da
quella che si ottiene sui sistemi di prova analogici o digitali più
comunemente utilizzati, che utilizzano tutti supporti di stampa di colore
bianco, ben diversi quindi dal colore grigiastro – o addirittura salmone –
della carta da giornale.
Allo stand Agfa abbiamo visto un sistema in grado di fornire una valida
risposta a queste esigenze. Si tratta di una stampante a colori
opportunamente modificata in grado di stampare su rotoli continui di carta
da giornale. Agfajet Sherpa – questo il suo nome – è una stampante a getto
d’inchiostro con funzionamento piezo-elettrico, risoluzione di stampa a 360
o 720 dpi, nella quale il numero e la portata degli ugelli che spruzzano l’inchiostro sulla carta sono stati modificati in modo da poter utilizzare la car
ta da giornale senza che l’inchiostro “sfori” sulla pagina opposta. Nella
sua versione più larga, Sherpa è in grado di stampare su fogli singoli, dal
formato A4 (210 x 297 mm) sino al formato A0 (820 x 1.188 mm), e su rotoli
continui con larghezza sino a 91 centimetri, ad una velocità di 2,2
millimetri al secondo a 360 dpi e di 1,1 millimetri al secondo a 720 dpi:
in pratica, per la stampa di due pagine broadsheet occorrono poco più di
quattro minuti in modalità standard e poco meno di nove in alta qualità.
Altro aspetto importante del sistema Sherpa è che esso può essere pilotato
dagli stessi RIP che pilotano le fotounità o le linee CTP, e utilizza un
sistema di calibrazione colore che, utilizzando i profili standard ICC,
permette di simulare la resa colore che si otterrà in rotativa, tanto più
che utilizza la carta utilizzata in stampa. Ciò rende il sistema
particolarmente versatile: può essere utilizzato in redazione, come
strumento per il controllo delle pagine, oppure nei centri stampa, per
verificare il posizionamento di tutti gli elementi e la correttezza delle
separazioni. Ma è possibile anche immaginarne l’utilizzo per la
realizzazione da parte di agenzie pubblicitarie e fotolito della prova
firmata, che oggi è quasi sempre costituita da prove analogiche e digitali
di altissima qualità, che possono fornire un valido riferimento per la
stampa offset piana a forno su carta patinata, ma che sono assolutamente
irriproducibili con il sistema di stampa ed il supporto cartaceo utilizzati
dai quotidiani.

Il Computer to plate: verso la maturità.
Era il 1976 quando, all’ANPA-TEC di Anaheim, in California, fu presentato
il primo sistema sperimentale di incisione diretta della lastra offset, ma
solo nel 1980 il primo sistema CTP fece il suo ingresso presso un
quotidiano, per l’esattezza l’Utica Daily Press and Observer-Dispatch di
Utica, nello stato di New York.
Dopo questa prima fase pioneristica, il secondo “momento forte” della
tecnologia CTP fu in occasione della Drupa del 1995, dove 46 società
proponevano soluzioni per il computer to plate, utilizzando molteplici
soluzioni tecnologiche per il trascinamento delle lastre, per l’emissione
laser, per le modalità di esposizione della lastra, e con almeno quattro
differenti tipologie di lastre. Già soltanto due anni dopo, all’Imprinta
1997 di Düsseldorf, le società che offrivano soluzioni per il CTP erano
scese a diciassette.
L’impressione che abbiamo colto all’Ifra di Lione è che, dopo la fase della
sperimentazione e quella dell’infatuazione, questa tecnologia sia
finalmente entrata in una “terza fase”, nella quale i potenziali utenti non
si chiedono più “a cosa serve”, e tantomeno “se funziona”, ma, semmai,
“quanto costa” e “in quanto tempo si ammortizza”. Da un lato infatti
l’offerta si è andata affinando, con la progressiva scrematura dei
fornitori ed il consolidamento delle tecnologie più affidabili; dall’altro
le prime storie di successo dei quotidiani che hanno adottato questa
soluzione stanno a dimostrare la percorribilità di questa scelta.
Alla “fascia alta” delle macchine per il computer to plate, in termini di
dimensioni e capacità produttiva, appartiene certamente la DiamondSetter
della Western Litotech, società americana facente parte del conglomerato
Mitsubishi Chemical: un “mostro” particolarmente adatto alle esigenze
produttive di quotidiani di medie e grandi dimensioni, in grado di produrre
oltre 200 lastre broadsheet l’ora alla risoluzione di 1.016 dpi, e con una
capacità di carico di 800 lastre. Il sistema DiamondSetter, che utilizza un
laser a luce verde Fd-Yag, è disponibile in diverse versioni, a seconda del
formato della pagina, con la possibilità, nelle versioni più sofisticate,
di esporre lastre in formato panorama (610 x 914 mm) o, in alternativa, di
esporre due lastre broadsheet alla volta, grazie ai due moduli indipendenti
di esposizione laser dei quali è dotata. Una linea DiamondSetter è
installata da qualche mese presso lo stabilimento RCS Editori di Padova.
Tra le soluzioni CTP che vantano già installazioni nel nostro Paese c’è
anche il sistema Polaris 100 della Agfa. Anch’esso basato sulla tecnologia
laser a luce verde, è in grado di utilizzare lastre in formati variabili
dal tabloid (470 x 290 mm) fino al doppio broadsheet (900 x 610 mm), con
risoluzione variabile dagli 800 ai 2.540 dpi e ad una velocità – calcolata
su pagine broadsheet e risoluzione di 1.016 dpi – superiore alle 100 lastre
l’ora.
Allo stand della Autologic Information International (AII), il posto
d’onore era dedicato alla linea APS-3850CTP. Si tratta di una macchina di
nuova concezione, anche se utilizza la sperimentata tecnologia delle
fotounità APS-3850. Nuova è soprattutto la semplicità del disegno della
linea, nella quale le parti in movimento sono state ridotte al minimo: in
effetti l’unico oggetto che si muove è la lastra, che si sposta
orizzontalmente dall’alimentatore all’unità di scrittura e quindi
all’espositrice. Ciò ha consentito di limitare al massimo l’ingombro della
macchina, il peso (soltanto 640 chilogrammi), e di rendere estremamente
semplice l’installazione e la messa in produzione. L’espositrice utilizza
un laser verde a 532 nm oppure, in alternativa, un laser rosso a 670 nm; ha
un’area di scrittura massima di 474 x 660 mm, risoluzione variabile tra i
1.000 e i 2.540 dpi, e una capacità produttiva di poco inferiore alle 100
lastre l’ora.
Di rilievo, per la loro originalità, anche le soluzioni adottate per la
linea CTP DMX 2737 della società danese Purup-Eskofot. Il sistema è
disegnato in modo tale che è possibile alimentare il caricatore delle
lastre alla luce del giorno, semplicemente inserendo con il “muletto” i
pallet di lastre così come vengono scaricati, garantendo in tal modo la
possibilità di produzione continua con minimo intervento umano. Altra
particolarità della soluzione Purup-Eskofot, rispetto alle altre soluzioni,
è costituita dalla tecnologia di esposizione: la lastra viene posizionata
all’interno di un tamburo cilindrico ed esposta per mezzo di un laser verde
Fd-Yag e di uno specchio che effettua 500 rotazioni al secondo.
Le prestazioni di questa linea CTP sono perfettamente allineate con le
esigenze di produttività richieste dalle realtà produttive dei quotidiani:
area di stampa massima di 690 x 940 mm, risoluzione variabile da 900 a
2.032 dpi, velocità a 1.016 dpi di 60 lastre/ora in produzione singola e di
52 lastre/ora in produzione doppia.

Il flusso di lavoro digitale
La linea CTP non costituisce che l’ultimo, conclusivo anello di un flusso
di lavoro digitale, che abbraccia tutto il processo di prestampa e che
richiede adeguati sistemi di gestione. L’assenza del riscontro “fisico” del
lavoro di produzione della pagina, tradizionalmente costituito dalla
pellicola oppure dal paste-up della pagina sul tavolo luminoso, deve
infatti essere rimpiazzato da nuovi strumenti di monitoraggio e di
controllo. Nell’ambiente di produzione dei quotidiani, inoltre, occorre
verificare che le pagine vengano trasmesse correttamente ai centri stampa
satellite: operazione, questa, che acquista particolare complessità nel
caso di quotidiani che debbano trasmettere edizioni differenziate a diversi
impianti di stampa.
Il workflow manager Agfa Apogee si propone di rispondere a queste complesse
esigenze, sfruttando a tal fine le possibilità offerte dal formato Acrobat
di Adobe. Apogee si compone di una serie di moduli software integrabili:
con il modulo Pilot tutti i materiali che confluiscono nella pagina vengono
“normalizzati” nel formato PDF; quindi, attraverso i RIP Taipan (Windows
NT) o Viper (Mac OS), i file vengono inviati alle periferiche di output. E
infine, con il modulo Printdrive è possibile visualizzare i file bitmap in
uscita dai RIP, effettuare ritocchi e correzioni, archiviare, ripetere
l’output delle pagine senza doverne ripetere il rippaggio: in altre parole,
è possibile lavorare con i file di pagina digitali come se fossero delle
normali pellicole.
Agfa propone inoltre, per l’ambiente produttivo dei quotidiani, il sistema
Intellinet, che effettua la gestione della trasmissione delle pagine verso
i centri stampa satellite, con il controllo automatico della trasmissione,
l’invio selettivo delle pagine, la possibilità di utilizzare portanti
trasmissivi che utilizzano differenti tecnologie e velocità di trasmissione
dei dati.
Anche Autologic Information International propone, a monte delle proprie
soluzioni di output su film o su lastra, un sistema integrato di gestione
del flusso di lavoro digitale. Output Manager – questo il nome del sistema
– riceve le pagine rilasciate dai sistemi di prestampa, le organizza, ne
verifica le priorità, e le trasmette verso le periferiche di output locali
o remote. Il sistema può essere implementato con APS-Pagepair, un modulo
che effettua l’accoppiamento automatico delle pagine, e con APS-Plateroom
Manager, dedicato al pilotaggio e al controllo della linea CTP. L’Output
Manager pilota i RIP APS, sviluppati attorno alle tecnologie Harlequin (per
i RIP di livello 2) e Adobe (per i RIP con il Postscript 3), in grado a
loro volta di interfacciarsi con le più diffuse periferiche di output,
siano esse fotounità, linee CTP, stampanti per bozze, sistemi di
trasmissione come Wydnet o Pressfax.
Per la trasmissione di pagine di giornale da una o più sedi di produzione
verso più centri stampa, AII ha sviluppato il sistema APSCOM, alla cui
installazione presso la Associated Newspapers di Londra era dedicato un
articolo nel numero scorso di TecnoMedia.
Wam!Net/4Sight, uno dei più importanti fornitori internazionali di servizi
di connettività e reti per trasmissioni in formato digitale, ha colto
l’occasione dell’Ifra per presentare agli editori di quotidiani europei la
fase 1 della integrazione di 4Sight ADS (Artwork Delivery System) nella
rete europea ad alta velocità Wam!Net per la trasmissione digitale,
lanciata in occasione di Ipex 98. Il sistema ADS (cfr. TecnoMedia n. 18,
pagg. 9 ss.) è già utilizzato da oltre 2.000 tra editori e stampatori di
giornali quotidiani in Europa, Australia e Sud Africa, ed è lo standard per
la distribuzione digitale in Regno Unito, Danimarca e Belgio.
Wam!Net/4Sight ha inoltre recentemente siglato un accordo strategico con la
società tedesca Hermstedt, il principale fornitore mondiale di prodotti
Isdn. L’accordo di collaborazione tecnica, che riguarderà per il momento i
mercati della Germania e del Regno Unito, punta alla integrazione delle
componenti tecnologiche per la comunicazione Isdn con la rete digitale a
larga banda specializzata nelle soluzioni di trasferimento, memorizzazione
e gestione dei flussi di lavoro per l’industria delle arti grafiche. Una
serie di soluzioni complete che consentono a Wam!Net/4Sight – affiliata
alla WorldCom a partire dal 1996 – di offrire collegamenti che vanno dai
50Mb/ora fino ad un servizio garantito e “gestito” che può superare i 2.000
Mb/ora.

Integrazione e flessibilità in sala spedizione
Anche nel settore tecnologico a più alta presenza di componenti meccanici,
l’area di stampa e spedizione, vanno sempre più diffondendosi i concetti e
le soluzioni che puntano, da un lato, sullo sviluppo e la implementazione
di componenti flessibili, in grado di riadattarsi per il più facilmente
possibile a diversi flussi di lavoro, e dall’altro alla successiva
integrazione all’interno di un impianto base di soluzioni altamente
specializzate proposte da terze parti.
Idab Wamac, rappresentata in Italia dalla R.G. di Milano, ha presentato
all’Ifra un nuovo stacker, il modello TS 800, che ha la caratteristica di
poter lavorare diverse tipologie di prodotto, per dimensioni e per formati,
creando pacchi di diversa grandezza in funzione della spedizione finale ai
punti di distribuzione.
Ferag, a sua volta, dispone dello stacker quattro pack, che riunisce in un
unica soluzione quattro funzioni distinte: creazione del pacco, legatura,
cellophanatura e fascettatura. Questo stacker, attualmente installato in
due impianti pilota, fra i quali quello di un editore francese, offre il
ritorno alla lavorazione in un blocco unico per garantire maggiore velocità
e flessibilità, dal momento che è possibile pre-programmare pacchi diquotidiani con un numero preciso di copie, che escono dallo stacker già cellopha
nati ed etichettati, pronti per la spedizione finale. La Ferag ha di
recente nominato il nuovo Amministratore Delegato della propria consociata
italiana, Sandro Provera, che ha avviato una importante riorganizzazione
della società, come ha raccontato ai lettori di TecnoMedia in una
intervista che pubblichiamo a pagina 50.