IMPRINTA ’97: il flusso di lavoro è sempre più digitale
“Il computer e le industrie della comunicazione hanno
influenzato a tal punto le tradizionali attività di prestampa che oggi
niente può più essere prodotto senza calcolatori elettronici, bits e
bytes.” Forte di questa considerazione, espressa dall’amministratore
delegato della Fiera di Düsseldorf, la Imprinta, mostra convegno per la
prestampa digitale, ha riaperto i propri battenti dal 4 al 10 giugno negli
stessi padiglioni che ospiteranno la prossima Drupa 2000, presentandosi
come un appuntamento a forte vocazione internazionale per tutti gli
operatori dell’industria della comunicazione. Un evento che, cinque anni
dall’ultima edizione, nel 1992, ha fatto non poca fatica, per stessa
ammissione dei responsabili della Fiera, a convincere gli espositori della
propria validità . Solo nelle settimane precedenti l’inaugurazione, infatti,
si è messo in moto quel meccanismo “virtuoso” che ha finito per coinvolgere
oltre 500 espositori, una cifra record che, comunque, non ha fatto
dimenticare ai responsabili della Fiera l’enorme fatica ad organizzare un
evento in un settore, quello fieristico, che non perde occasione per
mandare segnali di stanchezza.
L’Imprinta, a differenza di Ifra e di Nexpo, non è una fiera tecnologica
specializzata per il mondo dei quotidiani. Ciò nonostante, rappresenta pur
sempre una vetrina oltremodo interessante, sia per la dimensione ed il
prestigio delle aziende coinvolte, sia per la vocazione a qualificarsi come
evento internazionale, nonostante i numeri, come si può leggere nel
riquadro dedicato alle cifre della manifestazione, non sempre confortino
quest’aspettativa.
Per quanto riguarda l’industria della stampa quotidiana e periodica,
l’Imprinta ’97 si è segnalata per un crescendo di offerte nell’area del
computer to plate e per interessanti sviluppi nell’area dei formati più
affermati per la prestampa digitale, come il PDF ed il PostScript.
}Computer to plate e dintorni
Al Computer to Plate, finora, ci hanno creduto sicuramente di più i
fornitori di quanto non abbiano fatto gli editori, almeno se dobbiamo
giudicare il divario, tangibile, fra il continuo fermento fra le offerte di
soluzioni per il CTP e le sperimentazioni avviate, per lo meno per quanto
riguarda il vecchio continente. Lo stesso Seybold Group, consulente
americano del settore, ha stimato che in tutto il mondo siano stati
installati, finora, poco più di 800 sistemi a lastre metalliche per il CTP
e, considerando che in occasione dell’ultima Drupa – maggio 1995 – le stime
erano attorno alle 200 unità , conclude confermando che un volume di vendita
attorno alle 600 unità in due anni non è certamente sinonimo di “migrazione
di massa” verso la nuova tecnologia. Più significativa, nell’analisi del
mercato americano, è la valutazione che alcuni dei maggiori investimenti in
questo segmento tecnologico siano stati effettuati da alcuni fra i maggiori
leader del mercato dei periodici e dei cataloghi commerciali, fra i quali
Quad Graphics e R.R. Donnelley, società sicuramente in grado di
influenzare, con il loro prestigio, le decisioni di numerosi altri
stampatori ed editori americani ed internazionali.
Ad Imprinta ’97 Agfa ha presentato il sistema Polaris 100, destinato al CTP
per l’industria dei quotidiani. E’ un macchina ad alta velocità , in grado
di trattare fra le 100 e le 120 lastre all’ora in modo totalmente
automatizzato. Lavora in luce ambiente con un formato massimo di 650×910
mm. La macchina è pilotata da Rip – fino ad un massimo di tre in linea, con
un multiplexer – realmente specializzati per i quotidiani che consentono,
fra l’altro, la visualizzazione del file a video prima di iniziare
l’attività di incisione diretta della lastra. Un’opportunità che dovrebbe
risultare particolarmente gradita soprattutto in funzione del controllo
finale di qualità degli annunci pubblicitari, argomento sempre estremamente
delicato perchè fonte di contestazione da parte degli inserzionisti. Il
Polaris 100 utilizza un sistema di caricamento automatico per trattare
anche una coppia di lastre contemporaneamente, con risoluzione variabile
fra 800, 1.016 e 1.270 dpi, e verrà presentato per la prima volta a tutti
gli editori americani in occasione di Nexpo ’97, la mostra convegno
promossa dalla Associazione degli editori di giornali degli Stati Uniti,
che si svolgerà alla fine di giugno a New Orleans, e della quale TecnoMedia
riferirà ampiamente, come tradizione, nel numero di settembre.
Anche la Gerber, fornitore con una delle più consolidate esperienze nel
settore del CTP- risalente ancora agli anni settanta – crede fermamente
nell’automazione all’interno del processo di incisione diretta della
lastra. La Crescent 3030, una soluzione che può essere utilizzata per i
quotidiani, impiega un sistema di movimentazione lastre totalmente
robotizzato, in grado di produrre fino ad un massimo di 60 lastre/ora in
formato broadsheet alla risoluzione di 1270 dpi. La Crescent 3030 ,
commercializzata in Italia dalla società N.T.G., è in grado di lavorare
diversi tipi di lastre, incluse quelle ad incisione termica, fino ad un
formato massimo di 762×762 mm.
}Correzioni “all’ultimo minuto”
La premessa tecnologica fondamentale per lo sviluppo della tecnologia del
Computer To Plate all’interno dell’industria dei giornali è la possibilitÃ
di arrivare alla completa digitalizzazione di tutte le fasi di lavoro. Lo
sviluppo degli strumenti di gestione di quello che gli americani hanno
battezzato ormai da molti anni “digital workflow”, ovvero flusso digitale
di lavoro, ha trovato formidabili alleati in almeno due linguaggi in grado
di consentire la descrizione della pagina grafica in tutti i suoi elementi:
il PostScript ed il più recente PDF, sviluppato dalla Adobe, una delle
società più innovative del panorama internazionale. Su entrambi si sta
lavorando a ritmi serrati per ovviare ad alcune limitazioni che,
essenzialmente, si focalizzano nella impossibilità di operare correzioni ad
eventuali errori presenti sul file nella fase immediatamente precedente
all’incisione della pellicola o della lastra.
Per quanto riguarda il PostScript, presente ormai sul mercato da molti anni
in numerose varianti, non tutte sempre perfettamente compatibili fra loro,
sono ben noti i pregi ed i difetti. Fra questi ultimi, forse il più
insidioso all’interno della gestione del “digital workflow”, è la
impossibilità di “aprire”, e quindi di “vedere” a video, il file PostScript
in tutte le sue componenti, prima di avviarlo alla fase finale di
impressione su pellicola o direttamente su lastra. Per ovviare a questo
limite, la società Creo ha presentato all’Imprinta un nuovo applicativo,
denominato, non a caso, PreScript. Questo consente, all’interno di una
stazione equipaggiata con due Rip PostScript Harlequin, di controllare,
correggere gli eventuali errori presenti nel file PostScript in arrivo e di
previsualizzare il risultato finale. Secondo quanto dichiarato dai
rappresentati della Creo, il loro PreScript ha finora lavorato egregiamente
con tutte le versioni del PostScript con le quali è stato testato. Il
filtro, che lavora con lo stesso Rip Harlequin della fotocompositrice,
provvede anche ad eliminare tutte le ridondanze caratteristiche del
linguaggio PostScript. In pratica, inserendo il filtro all’inizio del
flusso di lavoro digitale, l’intero sistema dovrebbe guadagnare in
velocità , dal momento che il file in transito dovrebbe avere una dimensione
notevolmente ridotta. Il risultato del file PostScript trattato è editabile
all’interno dell’applicativo Illustrator.
Il PDF di Adobe, invece, consente già di “vedere” a video un file
processato attraverso Acrobat Distiller, e da questo punto di vista risolve
brillantemente uno dei limiti tradizionali del PostScript.
Ciononostante, molti utenti trovano ancora abbastanza limitativo, sempre
all’interno della gestione del flusso di lavoro digitale, che il file PDF
sia visibile ma non editabile, ovvero si possa vedere, grazie ad un
linguaggio standard, un file che sia stato generato da un determinato
programma, ma non si possa in alcun modo intervenire su questo testo o su
questa immagine.
Gli errori generati all’origine della produzione dell’informazione
digitale, in altri termini, si possono finora solo vedere, ma non
correggere, all’interno del reader di Acrobat. La nuova release 3 del PDF,
in dimostrazione all’Imprinta di Düsseldorf, dovrebbe, nella versione
definitiva, avviare a soluzione questo problema, consentendo di rigenerare,
all’interno del documento PDF Acrobat, il file sorgente, e quindi
permettendo all’operatore, fotolito, stampatore, giornalista, di
intervenire su eventuali errori senza la necessità di percorrere
all’indietro le diverse fasi del flusso di lavoro digitale.
}L’archiviazione delle immagini
Lo sviluppo della integrazione digitale dei media, e la possibilità di
impiegare in diversi canali di diffusione dei file di testo o di immagine,
rende sempre di estrema attualità le soluzioni per la archiviazione dei
materiali di informazione e pubblicitari. La Kodak ha presentato ad
Imprinta la soluzione CS1200, un front end per la scansione di immagini su
pellicola e la archiviazione in formato Kodak Photo CD. La stazione di
lavoro, che utilizza un ambiente macintosh, è in grado di processare fino a
140 fotografie a colori all’ora, memorizzandole nelle diverse risoluzioni
disponibili all’interno del formato Photo CD. Un software di base, fornito
dalla Kodak, provvede alla catalogazione delle immagini, mettendo a
disposizione strumenti di information retrieval.
Altre società di sviluppo provvedono alla scrittura di moduli software che
vanno ad integrare le funzionalità di base. Il sistema è stato giÃ
installato presso due giornali spagnoli, fra i quali il quotidiano sportivo
Marca che, con una diffusione media di oltre 421.000 copie, è stata la
testata più diffusa in quel Paese nel corso del 1996.
