Il controllo della qualità al Messaggero Veneto

Il controllo
della qualità
All’inizio degli Anni 80 sorsero in Italia i primi circoli di qualità
dell’industria italiana (per esempio Pirelli a Torino) e l’8 novembre 1989
fu proclamata la prima giornata mondiale della qualità dalle Associazioni
per la qualità di Stati Uniti, Europa, Giappone e Italia. Da allora quasi
tutti i settori dell’industria italiana, spinti anche da una massiccia
campagna dell’Associazione Industriali, diedero vita alla realizzazione del
controllo della qualità in azienda.
Il settore dei quotidiani rimase estraneo al problema, considerandolo
superfluo e non necessario, in quanto gli interventi di sostegno
governativi e i minimi garantiti forniti agli editori dalle concessionarie
di pubblicità li ponevano al di fuori delle ferree leggi del mercato e
della concorrenza, portandoli a ritenere tecnologia e qualità degli
“optionals”.
Il cambiamento della situazione del Paese, la pesante migrazione della
pubblicità verso la televisione e il vertiginoso aumento delle materie
prime hanno costretto gli editori, e pertanto anche gli stampatori, a
cambiare le loro strategie utilizzando le rotative anche per prodotti
diversi dal quotidiano e cercando di riportare la pubblicità sui giornali,
offrendo agli inserzionisti anche il colore.
Con queste premesse, nel novembre 1993, per la prima volta in Italia, si
tenne uno “stage” a Milano riguardante il controllo della qualità nei
Quotidiani.
L’incontro, organizzato dall’ASIG con il patrocinio dell’IFRA, doveva
servire da stimolo agli stampatori per cominciare a considerare il problema
della qualità come elemento portante delle strategie aziendali future:
finalmente anche nei quotidiani qualcosa si muoveva!

Concetti fondamentali
Un prodotto si dice di qualità quando è senza difetti rispetto a quanto
richiesto dal cliente. Per poter garantire (certificare) che lo stesso
soddisfi integralmente il cliente è necessario effettuare un insieme di
controlli. Questi controlli di qualità possono avvenire dopo che il
prodotto è stato stampato impiegando tecniche statistiche di campionatura
che comunque, nel caso di risultato positivo, non escludono a priori la
presenza di imperfezioni in tutta la tiratura, mentre, nel caso di
riscontro di copie difettose, comportano l’impossibilità di intervenire per
eliminare il problema.
Da tutto ciò si evince l’importanza del controllo della qualità totale
(CQT), cioè di quell’insieme di organizzazione del lavoro, tecniche
manageriali, impiego di macchine e strumenti atto a garantire il controllo
su tutto il processo produttivo, basandosi su principi che attivano
specifiche stabilite tali da consentire anche l’autocorrezione degli
errori.
L’idea dei “principi della qualità” nacque in Giappone, e sono quattro i
capi-scuola universalmente riconosciuti: Karou Ishikawa, Philip Crosby,
J.M. Juran ed Edward Deming. Tutte le loro analisi convergono su alcuni
punti, due dei quali riteniamo siano particolarmente importanti per i
quotidiani:
1) Ogni organizzazione ha bisogno di un forte impegno alla qualità, che
coinvolge l’intera struttura, dall’alto al basso.
2) La qualità è raggiunta attraverso la comprensione e il miglioramento
dei sistemi, tramite l’ispezione dei difetti.

Inizio del Circolo Qualità al Messaggero Veneto
Nel Novembre del 1994, dopo non poche resistenze di chi non voleva
riconoscere la possibilità di migliorare le proprie prestazioni per timore
di essere sostituito o penalizzato, si avviò un programma di
implementazione della qualità.
Le difficoltà umane furono superate realizzando riunioni del Circolo di
Qualità con scadenze regolari, improntate non tanto sull’opera di
informazione di un responsabile quanto sull’apporto libero di tutti i
partecipanti, creando così un clima costruttivo nelle relazioni umane e uno
sviluppo trasversale della comunicazione in azienda tra le diverse fasi
della produzione.

Primi passi
Convinti che prima di tutto fosse necessario lo studio, secondo quanto
enunciato al punto 6 (organizzare la formazione permanente sul lavoro) e al
punto 13 (istituire un robusto programma di formazione e auto-formazione di
tutti e di ciascuno) dei principi di Deming, abbiamo coinvolto l’azienda a
360 gradi partendo dalla strategia aziendale, per arrivare all’area
produzione, centro nevralgico del successo aziendale.
Per risolvere il problema dell’istruzione del personale abbiamo attivato
corsi interni, gestiti dal nostro personale, e abbiamo utilizzato a fondo
il progetto di formazione e riqualificazione professionale TECNA, che con
lungimiranza l’ASIG aveva avviato con la collaborazione dell’Istituto
Tecnico “San Zeno” di Verona, considerato centro pilota europeo. Abbiamo
fatto venire nella nostra sede insegnanti e tecnici specializzati per
aggiornare la conoscenza, soprattutto per la gestione del sistema
operativo, e abbiamo mandato parecchi nostri dipendenti a visitare sia
altre realtà operative sia le varie mostre specializzate che tra il 1994 e
il 1995 sono state realizzate in Italia e in Europa.
I primi risultati non hanno tardato a venire:
1. Si sono individuati i punti dove la qualità doveva essere misurata
(riquadro 1).
2. Sono stati scelti gli strumenti necessari per effettuare queste
misurazioni (per esempio il densitometro, il piaccametro, il
conduttivimetro eccetera).
3. È stato steso un manuale che indicava quali misurazioni dovevano essere
fatte e dove farle.
4. Sono state introdotte le scale di controllo per tenere sotto esame tutti
i procedimenti produttivi, eliminando così la valutazione visiva, sempre
oggetto di contestazioni.

Perché la qualità?
È stato statisticamente rilevato che i costi per la non qualità
rappresentano circa il 25% del fatturato nelle aziende europee e il 15% in
quelle americane, mentre il Giappone ha ridotto questo rischio al 5-6%.
Come si può notare, la modesta spesa per la creazione del Circolo di
Qualità porta a dei risparmi enormi. Nella nostra azienda le contestazioni
sulla qualità della stampa pubblicitaria sono state praticamente eliminate
(si deve notare che un 25% della nostra pubblicità è a 4 colori), e quei
pochissimi rilievi che “ad arte” gli studi pubblicitari ci hanno mosso per
ottenere la ripubblicazione dell’avviso o per mascherare qualche loro
inesattezza non hanno trovato seguito in quanto la nostra documentazione ci
ha permesso di ribattere punto per punto, dimostrando l’estraneità
dell’azienda stampatrice all’errore contestatoci.
Sono diminuiti del 22% i consumi delle materie prime (pellicole rifatte per
inesattezze, lastre rifatte per montaggi sbagliati, prodotti chimici
risparmiati eccetera) e sono stati praticamente eliminati i fermi macchina
in attesa che una lastra sbagliata fosse sostituita; la qualità di stampa
del nostro prodotto ci ha permesso di raddoppiare il lavoro conto-terzi.

Organizzazione del Circolo Qualità Totale
Le semplici regole che sono il perno del nostro Circolo Qualità Totale
partono dal presupposto che all’interno dello stesso (dieci persone con il
professor Pietro Chasseur, dell’Istituto Tecnico “San Zeno” di Verona, in
qualità di coordinatore esterno) ci sia almeno una persona di ogni settore,
che il gruppo svolga volontariamente un’attività di controllo di qualità e
una continua promozione dell’autosviluppo e del supporto reciproco,
promuovendo una migliore gestione nell’unità organizzativa attraverso l’uso
efficace delle tecniche del controllo qualità.
Il controllo non deve essere sui risultati, ma sulle varie fasi dei
processi perché l’operatore può dare un reale contributo soltanto se
integrato con il sistema.
Pertanto non chiediamo mai: “Chi è stato?”, ma ci concentriamo sul “perché’
si è verificato un problema, e ci attiviamo affinché le cause scatenanti
possano essere eliminate (riquadro 2). Per esempio, è abbastanza comune che
sia contestata la non corrispondenza dello stampato alla prova di stampa
fornita, e che una medesima pagina di inserzione presenti rese diverse su
differenti testate.
Abbiamo pertanto messo a punto delle specifiche (riquadro 3) che sono state
inviate a tutte le agenzie pubblicitarie che solitamente ci forniscono le
selezioni. La mancata corrispondenza alle specifiche rende, di fatto,
inutili le contestazioni.

La qualità come strategia di sviluppo
Dopo questo primo (e intenso) anno in cui la qualità è stata tenuta sotto
controllo, possiamo affermare che essa sarà l’elemento indispensabile per
lo sviluppo dei giornali nel Duemila, e non potrà essere considerata
qualcosa da aggiungere al prodotto o al modo di operare, ma dovrà
costituirne parte integrante.
Il lavoro del Circolo Qualità Totale deve permettere di operare al meglio,
con maggiore efficienza e senza costi aggiuntivi, coinvolgendo tutta
l’Azienda, dal momento che le soluzioni dei problemi non sono delegabili a
una sola funzione aziendale, ma impegnano tutti i reparti nel loro
complesso.
Il risultato qualitativo dello stampato non può più esser lasciato al caso
o giudicato tecnicamente sulla base di semplici valutazioni soggettive: è
necessario utilizzare parametri oggettivi dove la forza, il contrasto della
stampa, l’aumento del punto, il bilanciamento cromatico, il trapping
eccetera sono conosciuti da chi prepara i film o i “file” elettronici; solo
così sarà possibile “vendere” la qualità.
Sandro Smerghetto
Direttore Tecnico
Messaggero Veneto, Udine