Formazione professionale grafica: come affrontare l’era multimediale?

La rivoluzione
digitale che percorre tutto il mondo e ne modifica la stessa percezione
fisica, nel campo della comunicazione scritta travolge oramai da più di un
decennio antiche professioni, sconvolge confini professionali e
contrattuali, modifica la cultura e la condizione sociale degli operatori
dell’informazione. Possiamo dire che questa rivoluzione è caratterizzata da
due elementi: la carta, da una parte, non è più l’unico supporto del lavoro
e questo elemento, che ha anche un forte valore simbolico, cambia la
filosofia della figura professionale; per un altro verso, la nuova coppia
processo/prodotto, frutto dell’innovazione, ha bisogno di un unico tramite,
il computer, il cui uso non è più condivisibile. Chi pensa produce quello
che pensa e lo mette direttamente in rete. Questo cambiamento che
attraversa l’intero ciclo dell’industria grafico – editoriale, porta a
innovare non soltanto i processi produttivi, ma anche i prodotti, i
supporti, i canali e le stesse strutture della distribuzione. I nuovi
sistemi rendono inoltre possibili nuove categorie di prodotti grazie alle
opportunità offerte dai processi di digitalizzazione che utilizzano codici
numerici per immagazzinare testi, musiche, immagini, disegni, animazioni,
film e tutto quello che riusciamo a pensare.
L’industria multimediale sta modificando e influenzando una miriade di
settori, da quello dell’educazione a quello dell’industria del tempo
libero. Questo processo di trasformazione, così rapido, profondo e
costante, sottopone le imprese e i lavoratori alle forti sollecitazioni del
cambiamento continuo. Il ciclo di vita delle professionalità, dei prodotti,
delle attrezzature, si fa sempre più breve. L’occupazione nel settore è
sottoposta a una tensione fortissima sia sul piano quantitativo, sia su
quello professionale.
Inoltre, il nostro sistema contrattuale è caratterizzato da una anomalia.
La stessa materia, lo stesso oggetto, l’uso del medesimo computer sono
regolati molto spesso da contratti distinti che sono quelli dei giornalisti
da una parte e quello dei poligrafici, dei grafici editoriali dall’altra.
Questo ha prodotto e produce fenomeni di duplicazione produttiva, ma anche
competitività e in qualche caso cannibalismo professionale nelle aree, in
particolare, della preparazione, nelle quali la fusione tra i ruoli
ideativi ed esecutivi è più evidente.
Da questo quadro, così complesso e contraddittorio è nato l’interesse dei
tre sindacati di categoria, lo SLC/CGIL, la FISTEL/CISL e la UILSIC/UIL,
per un progetto che affrontasse il tema della formazione continua come
risposta strategica alla crisi occupazionale e professionale del settore,
come strumento di rilancio della professionalità degli addetti e delle
competitività delle imprese in un mercato in costante evoluzione. Per fare
questo è stata creata da parte dei tre enti sindacali di formazione –
Smile, Ial, Enfap – GRAFICFORM, associazione di scopo che ha elaborato il
progetto “I mestieri e le professionalità nell’era della multimedialità “,
lo ha presentato nell’ambito dei progetti ADAPT e, una volta approvato e
finanziato, lo ha gestito.
L’obiettivo centrale del progetto era sperimentare a livello aziendale,
territoriale e nazionale procedure e metodi bilaterali di studio e di
progettazione di moduli di formazione continua. Un sistema di formazione
che sia cioè strumento strategico per rafforzare le capacità aziendali di
gestione del cambiamento, dal quale far derivare un aumento di
competitività per l’azienda e di professionalità per ogni singolo
lavoratore per far fronte al processo di rapida obsolescenza che investe le
professionalità.
Il progetto è stato articolato su quattro regioni: Piemonte, Lombardia,
Emilia Romagna e Sicilia e si è sviluppato in due momenti costituiti da
attività parallele che si integrassero tra di loro. Il primo riguardava la
ricerca sulla realtà settoriale per evidenziare gli elementi di
trasformazione delle competenze professionali e analizzare l’andamento dei
processi di innovazione dei nuovi mercati e dell’occupazione, con
riferimento ovviamente al settore grafico editoriale. Per questo la ricerca
di scenario, che ha aggiornato i dati sulle tendenze generali dell’impatto
dell’innovazione, sulle modifiche professionali e le dinamiche del mercato
del lavoro, è stata integrata da casi di studio specifici articolati sulle
quattro regioni: il Piemonte, per l’editoria elettronica, la Lombardia, per
i processi di esternalizzazione del prodotto; l’Emilia Romagna, per le
piccole e medie case editrici e i service editoriali e, infine la Sicilia
per le aziende editrici e stampatrici di quotidiani e la piccola impresa
grafica artigiana. Tutte realtà queste accomunate dalla necessità di
adeguamento alle richieste di nuove tecnologie espresse dal mercato.
Il secondo momento era relativo alla realizzazione di moduli di formazione
che riguardavano tre soggetti: gli operatori della contrattazione, i datori
di lavoro e il gruppo dei lavoratori occupati.
Per quanto riguardava gli operatori della contrattazione, la formazione era
rivolta a sviluppare la loro capacità di negoziare gli elementi di
innovazione e di organizzare le innovazioni stesse attraverso la formazione
continua. Il progetto prevedeva 120 ore di formazione per 15 operatori per
ogni regione, per un totale di 60 operatori. Questo obiettivo è stato
raggiunto al 75%, il che è un buon risultato se si considera che di norma
gli operatori sindacali non frequentano mai corsi di tale durata. Ma la di
là della quantità, il dato più significativo è stata la capacità di
coniugare gli elementi della ricerca e le conoscenze specifiche degli
operatori sindacali con le metodologie formative. Questo risultato è stato
possibile perché i corsi regionali sono stati progettati in un seminario di
40 ore dei tutor regionali con la responsabile della formazione ei tecnici
delle metodologie formative e di progettazione.
Per quanto riguardava i manager, il progetto prevedeva lo svolgimento di
workshop in cui discutere i risultati della ricerca in modo da ottenere un
coinvolgimento reale nella progettazione del modulo di formazione continua.
Nei workshop era previsto un totale di 40 ore per 5 manager per regione.
Questo era il punto più delicato del progetto perché qui si misurava
concretamente la possibilità di un’esperienza bilaterale. E in realtà non è
stato un processo facile. I workshop si sono realizzati in tre regioni su
quattro (in Emilia non ci sono state le condizioni) e dove si sono
realizzati la partecipazione dei manager è stata significativa, sia per
l’alta partecipazione, sia soprattutto per la qualità della discussione.
L’analisi dei casi di studio ha portato a un confronto vero tra le parti –
i manager e i rappresentanti sindacali – e i tecnici – i ricercatori e i
docenti – sia sul merito delle valutazioni sulle trasformazioni in corso,
sia sulle strade per affrontare questi processi. E grazie a questa
discussione è stato possibile raggiungere il cuore del progetto: costruire
insieme un percorso formativo per lavoratori occupati. Questo obbiettivo è
stato raggiunto in due regioni su quattro – la Lombardia ed il Piemonte – e
ha riguardato gli aspetti più innovativi dell’evoluzione tecnologica nel
settore grafico editoriale: l’applicazione ai prodotti multimediali. Le
riflessioni e gli stimoli che le parti sociali possono ricavare da questa
esperienza riguardano fondamentalmente tre aspetti.
Il primo. C’è bisogno di ripensare il ruolo degli enti di formazione, in
particolare di quelli bilaterali. Il sistema for-mativo bilaterale del
nostro Paese, in particolare quello delle scuole grafiche, è in crisi
perché da un lato, indirizzato alla formazione di giovani da inserire nelle
imprese del settore, non è in grado di aggiornarsi in tempo reale ai
mutamenti tecnologici, dall’altro non è rivolto ai lavoratori occupati, che
sono invece coloro che sono al centro di questi mutamenti.
Il secondo. Le imprese – soprattutto quelle medio-grandi – assumono
iniziative formative che sono legati all’introduzione delle singole
tecnologie e quindi producono interventi di tipo prevalentemente
addestrativo, e perciò con carattere episodico, legato all’introduzione
delle innovazioni. Interventi che non garantiscono un aggiornamento
costante della professionalità dei lavoratori.
Questo indica un ritardo nell’affrontare con lo strumento della formazione
continua la trasformazione dei processi di produzione e degli stessi
prodotti determinata da un’evoluzione della tecnologia che non va più a
balzi come è avvenuto a partire dalla metà degli anni ’70, ma procede
oramai con uno sviluppo costante. La scelta di procedere per continui
processi di ristrutturazione utilizzando gli ammortizzatori sociali forniti
dalla legge 416 e successive modifiche accentua la crisi della
professionalità e dell’occupazione impoverendo le aziende delle risorse
professionali e culturali e delle stesse capacità organizzative costruite
nel tempo.
Questo è dovuto al prevalere in Italia di una cultura che crede più
nell’innovazione e nella tecnologia piuttosto che nelle risorse umane e
nella loro valorizzazione. Eppure qualsiasi tecnologia, per sua natura e
durata, soffre di una rilevante obsolescenza, mentre la risorsa umana è in
grado di accumulare competenze e cultura, di esprimere flessibilità e
grandi capacità di adattamento alle situazioni.
Il terzo. In alcuni casi, come e risultato evidente dal confronto avuto in
Sicilia con i manager che operano nei quotidiani, è necessario affrontare
gli effetti della innovazione tecnologica più sul versante della
organizzazione del lavoro. Questa può essere la risposta più efficace per
affrontare la mancanza di prospettiva professionale in aree – la
preparazione – nelle quali la competizione professionale non sta nel
rapporto con l’innovazione quanto nella attribuzione di competenze tra due
soggetti. Nel caso di giornalisti e poligrafici, è evidente che la
tecnologia mette inconflitto il ruolo di uno dei soggetti nel ciclo
lavorativo se non si affronta il nodo di un modello di organizzazione del
lavoro che superi logiche contrattuali rese obsolete proprio
dell’evoluzione della tecnologia e dalla conseguente semplificazione
organizzativa.
In sostanza la conclusione a cui fa giungere questa esperienza, per ora
unica nel settore, è che si tratti di aprire una via nuova, di avviare un
processo che modifichi pratiche lavorative e cultura dei soggetti sociali e
le loro relazioni. Va costruito un modello di formazione che diventi un
sistema di offerta formativa collegata alle esigenze delle imprese e dei
lavoratori; che specializzi enti di formazione, come il sistema delle
scuole grafiche, su interventi di formazione continua; che ridefinisca un
quadro contrattuale che si porta dietro logiche di attribuzione e
definizione delle competenze professionali travolte dallo sviluppo
tecnologico.
Da questo punto di vista un interessante contributo può venire dalle
esperienze maturate nell’ambito del progetto transnazionale. In particolare
il partenariato con l’Innovatie Centrum olandese e il Verbund
Strukturwandel di Monaco di Baviera aveva come oggetto del confronto un
area di analisi omogenea: il settore grafico-editoriale. Mentre gli
olandesi hanno puntato sulla riconversione professionale degli addetti per
innovare i prodotti editoriali, i tedeschi hanno fornito il servizio di
formazione alle imprese che introducono nuove tecnologie in un quadro
contrattuale integrato.
Diviene quindi possibile mettere a confronto i risultati delle attività di
ricerca sull’innovazione tecnologica nei tre diversi Paesi; realizzare
un’analisi comparativa tra i diversi sistemi tecnologici di produzione e i
relativi processi di innovazione; individuare le professionalità necessarie
per il futuro in ambito europeo e infine promuovere, sulla base di diverse
metodologie e strumenti, programmi di formazione continua di carattere
europeo per sviluppare l’occupazione nel settore puntando sulla qualità
professionale.

Paolo Cagna Ninchi
coordinatore nazionale del progetto GRAFICFORM