Dal Pre-Press al Pre-Media: le ragioni di una mutazione
Nello
scorso numero di TecnoMedia abbiamo visto come il DTP si è imposto, tanto
nelle applicazioni informatiche di uso generale, quanto in quelle
professionali per la confezione del giornale quotidiano. Lo studio per la
realizzazione della redazione virtuale è già fattibile; abbiamo visto che
la tecnologia necessaria è quasi pronta. Abbiamo, inoltre, cercato di
osservare quale fosse l’impatto delle attuali tecnologie nel lavoro del
giornalista; sono state proposte delle idee cercando di identificare come
tali tecnologie dovrebbero essere “domate” ed “umanizzate”; in questo
numero cercheremo di osservare come le innovazioni tecnologiche, che stanno
mutando il formato dell’informazione, renderanno il contenuto informativo
sempre più malleabile e soggetto ad essere presentato in modalità diverse:
tratteremo quindi l’evoluzione da pre-press a pre-media.
La “convergenza digitale” delle tecnologie
Le tecnologie editoriali sono state sempre divise in due macroinsiemi ben
distinti: Pre-Stampa (o Pre Press in Inglese) e Stampa.
La Pre-Stampa raccoglie l’area operativa e tecnologica rivolta alla
realizzazione della pagina “master” da stampare. Qui troviamo i sistemi
editoriali, corredati dalle applicazioni per il trattamento delle immagini
e per la raccolta e la composizione della pubblicità . Le applicazioni per
l’impaginazione, il controllo della produzione e i sottosistemi per la
gestione delle uscite con RIP, recorder, fotoplotter, CTP e
teletrasmissione rappresentano l’appendice verso il centro stampa. Il tutto
è finalizzato ad ottenere la pagina “master” (carta, pellicola o lastra
indifferentemente) per essere poi stampata in grandi volumi in rotativa.
Tradizionalmente da questo momento in poi la competenza passa al centro
stampa: lastre, stampa, confezione etc.
L’area della Pre-Stampa, nella sua vastità , è stata da sempre un
fertilissimo terreno per la ricerca e lo sviluppo di applicazioni
informatiche. I maggiori costruttori di applicazioni editoriali, nel mondo
intero, hanno contribuito alle rapide trasformazioni di cui tutti noi siamo
stati protagonisti attivi. E’ interessante notare che, forse unico evento
del campo dell’informatica, tali sviluppi hanno avuto ripercussioni, e
definizione di standard, anche in ambienti esterni o marginali all’editoria.
Basti pensare, solo per prendere un esempio, alla normalizzazione avvenuta
su scala mondiale della trasmissione delle informazioni da parte delle
agenzie di stampa. Testi, foto, infografica, dati di qualsiasi genere sono
oggi trasmessi dalle agenzie e ricevuti dai giornali (e non solo) con una
facilità estrema per essere immessi nel ciclo produttivo in tempo reale.
Questo avviene oggi grazie ed una parabola, un decoder ed un PC in rete con
opportuni programmi a bordo; pochissimi anni fa doveva essere realizzato
con linee dedicate tra giornale e agenzia, apparecchiature specifiche prodotte da costruttori specializzati (Reuters, AP, Hasselblad, Tecnavia, Crosfie
ld ed per citarne alcuni ) per non parlare dei ricevitori fotografici
analogici della Hell. La velocità con cui l’informazione era disponibile al
giornalista non è minimamente paragonabile a quella odierna; la qualitÃ
dell’informazione è anch’essa salita notevolmente di livello. Il rapido
progresso tecnologico globale ha portato, quindi, ad una normalizzazione
delle modalità di comunicazione e del formato dei dati, anche i più
complessi ed apparentemente eterogenei tra loro.
Questo aspetto ha avuto una incidenza notevole nella definizione degli
standard informatici; tali tecnologie sono state introdotte nelle
applicazioni di larga diffusione. Esempio? Jpeg. Nato per comprimere i dati
delle foto a colori digitali, per una più agevole trasmissione, è stato, in
prima istanza, integrato nei software dedicati di impaginazione e
trattamento immagini, oggi è divenuto il formato normalmente utilizzato
nelle immagini presenti in Internet.
Contenuti e contenitori
Le tecnologie applicate alla produzione del quotidiano hanno portato alla
confezione della pagina completa; le foto e la pubblicità sono state
inglobate e il formato dei dati sta sempre più convergendo verso standard
di mercato ormai consolidati. Il quotidiano ha quindi l’esigenza di
trattare i dati in modo tale da renderli disponibili alla divulgazione
quanto più generica possibile, oltre la stampa, Internet e i CD rom.
Il giornale fax personalizzato, la rassegna stampa elettronica, il giornale
stampato al momento su richiesta da stampante digitali, notizie in
televideo e a voce, e quant’altro la fantasia ci faccia venire in mente,
sono tecnologicamente realizzabili; qualche esperimento è stato giÃ
realizzato in questa ottica.
Percorrendo la logica dell’informazione veicolata da “Media” diversi, la
preparazione del giornale dovrà essere assistita necessariamente da formati
dati tali da prescindere dal “Media” utilizzato per la diffusione, pur
lasciando inalterato il contenuto informativo: l’assioma che ne scaturisce
può ragionevolmente citare:
Il contenuto informativo deve essere indipendente dal suo contenitore.
Più contenitori diversi possono contenere lo stesso contenuto.
La variazione del contenuto principale farà si che tutti i contenitori
relativi avranno il contenuto aggiornato mentre non necessariamente il
variare del contenuto di un contenitore debba riflettersi come cambiamento
del contenuto di tutti i contenitori che contengano lo stesso contenuto.
Quanto detto oggi non è ancora attuabile nella sua globalità : le
informazioni nascono e vengono trattate con strumenti informatici di una
tale eterogeneicità tra loro che non è possibile omogeneizzare
completamente i dati. Prevedere come i contenuti potranno poi sposarsi con
il contenitore o con i tanti contenitori adatti alle diverse forme di
diffusione è ancora troppo distante dalla realtà delle applicazioni in
questo momento utilizzate.
Osserviamo un setttore molto tecnico: le telefoto. Una foto trasmessa da
agenzia è quasi sicuramente in formato Jpeg con campi IPTC: diamolo per
scontato. Sulla base di queste informazioni basilari abbiamo già una
casistica di variabilità abbastanza ampia quale:
1. Jpeg: ok ma con o senza miniatura?. Per il colore un file e tre files
RGB? Se ho bisogno del bianco e nero posso usare una selezione o è
preferibile ottenerla da appositi programmi?
2. IPTC: ok ma la didascalia è un campo IPTC o è parte della foto?. Alcuni
dubbi legittimi si hanno sulla standardizzazione dei campi che ovviamente
sono esasperati dal contenuto in lingue straniere.
Se la nostra necessità è quella di usare la stessa foto per utilizzi
diversi quali:
* nel giornale stampato in b/n
* nell’edizione telematica su Web a colori
* nell’inserto a colori ad alta qualitÃ
* per l’archivio storico
* per la televisione
vorremo evitare di elaborare la stessa foto più volte con modalità in gran
parte simili. E’ sempre lo stesso applicativo fotografico che ci porta a
realizzare il contenuto specifico per il particolare tipo di contenitore.
Bello sarebbe se la foto (Contenuto) venisse trattata una sola volta, ai
fini della corretta impostazione qualitativa, per poter poi essere messa a
disposizione per la scelta del particolare da pubblicare nel layout
(Contenitore) di ogni singola pubblicazione.
Sono già utilizzate dai giornali delle applicazioni in grado di
normalizzare la foto; Il risultato del trattamento automatico è una foto
che, nella sua globalità , ha le componenti cromatiche e di brillantezza che
rientrano entro i parametri stabiliti a priori; è anche vero che questa è
solo una componente delle tante funzioni che necessitano per generare la
giusta relazione Contenuto/Contenitori.
Il linguaggio SGML
Abbiamo parlato di fotografia, che forse è la parte più complessa da
gestire in ambienti e pubblicazioni diverse; lo stesso concetto è
applicabile agli articoli, ai titoli e quant’altro è comunque considerato
un contenuto che dovrà essere poi modellato, in maniera specifica, dal
contenitore della pubblicazione.
In questa visione concettuale la parte del leone è evidentemente svolta
dalla applicazione di Data Base, server applicativi e connettività che
comunque, credo, non è il caso di trattare in questa sessione.
Dunque il Pre press sta mutando, nel nostro settore, gradualmente in pre
media; è un fatto che, abbiamo visto, è stato preso come modello anche dai
maggiori costruttori mondiali di software commerciale, cerchiamo di
osservare questa migrazione per trarne delle informazioni di tendenza
tecnologica molto interessanti.
Qualcuno sicuramente ha seguito, negli anni passati, l’evoluzione del
linguaggio SGML, abbreviazione che sta per Standard Generalized Markup
Language, e non Standard Graphic Monotype Language come qualche buontempone
lo ha a volte, per gioco, travisato!!!!
Ritorniamo seri: L’SGML (definito come standard nel 1986 con certificazione
ISO 8879, Standard Generalized Markup Language) forniva la metodologia per
strutturare i documenti in modo tale da poter essere poi riproposti
graficamente in modalità diverse. Tramite l’organizzazione di “marcatori
generici” (da qui l’acronimo del linguaggio) si identifica semplicemente la
tipologia dell’oggetto testuale presente nel documento (titolo1, titolo2,
testo principale etc.)
Come poi il testo del mio “titolo1” (contenuto) comparirà in una certa
pubblicazione (Times 24 corsivo con fondino grigio) è del tutto irrilevante
da come esso comparirà in un’altra (Helvetica 36 neretto); io continuerò a
scrivere il contenuto del mio “titolo1”
Il contenitore è gestito da dati esteri, chiamati DTD (Document Type
Definition), nel quale DTD il contenitore del “titolo1” avrà le sue
definizioni grafiche di dettaglio. Tanti DDT diversi potranno quindi
presentare la stessa informazione in modalità grafica diversa per ogni
pubblicazioni specifica.
Tutto bello, semplice e lineare tanto da essere stato utilizzato nella
strutturazione della documentazione nell’ambito delle NATO. Importanti
sistemi di produzione di documentazione tecnica ad altissimo livello,
utilizzati nel campo militare, aeronautico e spaziale, (Xyvision ne è un
esempio come altri) permettono l’interscambio dei dati e la riproposizione,
per pubblicazioni diverse, in linguaggio SGML.
Ecco operativamente cosa avviene:
L’équipe di progetto di una particolare apparecchiatura, ad esempio un
apparato di controllo di un velivolo, scrive, in maniera generica, le
modalità di utilizzo dello strumento corredate dalle avvertenze del caso;
vengono descritte le modalità e i tempi di manutenzione ordinaria; si
elencano e si classificano le parti di ricambio. Tutto ciò con un editor
generico SGML.
Il sistema esperto genererà , dall’unico contenuto, una serie di
pubblicazioni diverse indirizzate al centro addestramento, alla
manutenzione di bordo, alla manutenzione preventiva, al magazzino ricambi
etc). E’ importante notare che al variare del contenuto, perché l’apparto
ha subito un aggiornamento, tutta lo documentazione relativa sarà anch’essa
aggiornata nelle varie pubblicazioni.
Nel pre press per i quotidiani questa tecnica non ha mai avuto il successo
che, secondome, meritava già da tempo; le ragioni vanno ricercate, a mio
modesto avviso, nel tentativo compiuto da ogni costruttore di sistemi
pre-press (dai sistemi editoriali di altissimo livello alle applicazioni
orizzontali DTP) di far affermare il suo formato come standard legato al
suo marchio. La realtà di mercato ha definito – o imposto, che è la stessa
cosa ai fini pratici – degli standard universalmente riconosciuti: ASCII,
PostScript, PDF, TIFF, JPEG, CCITT, e tanti altri ancora.
Guai, perciò, a parlare nel quotidiano di SGML! Si è sempre avuta una
repulsione semplicemente perché si intendeva l’SGML un’opzione; uno dei
tanti formati disponibili e non il formato, talmente generico, da poter
essere adattato a molte situazioni graficamente diverse fra loro. Si sono
preferiti formati gestiti direttamente dai proprietari delle applicazioni:
formati Microsoft, Corel o RTF piuttosto che “Xtag” di Quark X-Press.
Da SGML a HTML
Ma sebbene si sia sempre cercato di stare alla larga dall’SGML oggi tutti
ne beneficiamo, forse inconsapevolmente, grazie ad un semplicissimo fatto:
Internet.
Mi chiederete che cosa hanno a vedere SGML e Internet? La risposta è
semplice: Tutto. Internet di basa sul linguaggio HTML che sta per HyperText
Markup Language, ed ha una struttura identica all’SGML; è semplicemente più
evoluta perché permette di effettuare dei “link” (collegamenti) con altre
pagine, altri siti e indirizzi di posta elettronica e supporta la
tecnologia necessaria per incorporare immagini, suoni, animazioni e oggetti
multimediali in genere.
La struttura del documento HTML prevede che ogni “oggetto” del documento
stesso (titolo, descrizione, collegamento) sia corredato da un descrittore
generico. Come poi l’indicatore generico assuma le sembianze reali è
definito esternamente.
Le due componenti fondamentali, necessarie all’informazione per essere un
mezzo di comunicazione, sono il contenuto e la forma. Sul contenuto nulla
da eccepire: l’autore è il proprietario intellettuale dell’informazione e
dovrà essere in grado di produrla nella maniera più generica possibile.
Sulla forma, invece, si stanno ora consolidando in maniera preponderante le
applicazioni basate su HTML.
I software esistenti di editing ed impaginazione potevano avere, come
opzione, dei filtri SGML; editor SGML specifici (vedi Arbor Text ed altri)
hanno avuto la loro diffusione di nicchia nel campo della documentazione
tecnica e non sono mai emersi a livello di diffusione generalizzata.
Internet ha dato questa spinta: il volano è avviato e lo si vede nelle
emergenti applicazioni, che si stanno sviluppando sul formato dei dati
HTML, per essere pubblicati immediatamente in Internet.
I recentissimi annunci della Microsoft quali Windows 98, che ha il desk top
di tipo Internet Browser, per navigare nell’interno del computer, e Office
98, che avrà il formato standard dei documenti in HTML; quelli della Quark
che prevedono già l’uscita da X-Press 4.0 di pagine HTML saranno trainanti
nello sviluppo delle tecnologie ove l’indipendenza, e la relazione, tra
contenuto e contenitore sarà la base delle applicazioni editoriali.
Tutto ciò fa prevedere che il prossimo futuro informatico dell’editoria
sarà sempre meno soggetto a “conversione di dati” da un formato ad un
altro; i dati saranno “plasmabili a piacere” e si apriranno nuove porte
allo sviluppo delle applicazioni “Mission Critical” necessarie al
quotidiano.
Carlo Olivieri
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