Cresce il mercato italiano dell’editoria elettronica

Negli
ultimi dodici mesi il mercato italiano dell’editoria elettronica è
cresciuto di circa il 4,5%: oggi vale 1.593 miliardi di lire, nel 1995 ne
valeva 1525. E’ questo il dato indicativo globale che si ricava dalla
lettura del rapporto annuale dell’Anee, l’Associazione Nazionale
dell’Editoria Elettronica, presentato agli operatori del settore lo scorso
mese di settembre, a Milano.
Accanto a stampa, radio e televisione, anche il mercato degli strumenti di
comunicazione elettronica ha ormai guadagnato una precisa dimensione
economica.
La caratteristica fondamentale di questo settore industriale è la
fortissima differenziazione fra le tecnologie, i prodotti e i servizi che
lo compongono, disomogeneità che si riflette anche nei risultati economici,
e nelle prospettive di sviluppo, dei singoli settori. Per dare una coerenza
logica all’insieme dei dati raccolti, la ricerca dell’Anee propone una
distinzione fondamentale fra tecnologie Tv-based e Pc-based, a seconda che
i contenuti dei prodotti e dei servizi vengano fruiti attraverso lo schermo
di un televisore o sul display di un personal computer. Nel primo caso,
siamo nell’area dominata dagli strumenti per il mercato consumer; nel
secondo, siamo maggiormente proiettati verso le soluzioni indirizzate ai
professionisti, come il mercato delle banche dati, che da solo rappresenta
più della metà del fatturato italiano globale dell’editoria elettronica, ed
Internet, un nuovo universo di servizi al quale gli operatori di tutto il
mondo guardano con sempre maggior interesse.

L’editoria elettronica per professionisti: banche dati
Poco meno della metà del fatturato globale dell’editoria elettronica
italiana, 707 miliardi su 1593, proviene dalle banche dati per
professionisti. Il mercato è stato diviso all’interno della ricerca in
cinque aree specializzate:
– informazioni economiche e finanziarie, dove operano Reuters, Ced Borsa,
Radiocor-Telerate, Sole 24 Ore, con un fatturato stimato, per il 1996, di
386,5 miliardi, il 54% dell’intero mercato dei broker di informazioni on
line;
– informazioni societarie, relative agli aspetti economici delle imprese,
dove operano Cerved Infocamere, Dun&Bradstreet e Saritel, con un fatturato
di 190 miliardi per il 1996;
– informazioni giornalistiche, dove operano Il Sole 24 ore new media (che
rappresenta sul mercato nazionale anche altri distributori esteri quali
F.T. Profile, la società del Financial Times), La Stampa, Dialog, Datastar,
Ansa e Adn Kronos, con un fatturato di 43 miliardi;
– ricerche di mercato, dove il leader incontrastato è la Nielsen, a sua
volta divisione della Reuters;
– informazioni scientifico – tecniche e mediche, con ESA-IRS, Dialog e
Datastar ed un fatturato previsto per il 1996 di 7,5 miliardi.
“Uno degli aspetti più interessanti del mercato on line professionale”
sottolinea la ricerca dell’Anee, è “la crescente attenzione verso i rapidi
sviluppi di Internet. Al momento, gran parte degli operatori sono già
presenti a livello sperimentale sulla rete, alcuni anche con diversi siti
nel tentativo di segmentare la domanda (ad esempio Nielsen ha tre siti) e
di verificare la possibilità di offrire prodotti/servizi in qualche modo
interessanti per l’utenza collegata: la logica è profondamente diversa
perchè bisogna cercare in questo caso di attrarre e comunicare piuttosto
che rivolgersi ad una clientela facilmente individuabile”.

Il mondo Internet: prospettive per il mercato italiano
Secondo i dati forniti dalla Anee, nel 1995 il fenomeno Internet ha
prodotto, in senso stretto, un fatturato di circa 15 miliardi. Questa
cifra, sempre secondo le stime, è destinata a triplicare alla fine di
quest’anno, arrivando a quota 60 miliardi. I provider nazionali,
protagonisti di questo mercato, traggono i loro utili dalla vendita dei
collegamenti e, in alcuni casi, dal servizio di progettazione del sito che
viene offerto alle aziende clienti. La vera parte del leone in questo
mercato, per molti versi ancora da inventare, la giocano, finora, i gestori
di telecomunicazioni. In Italia si calcola che il traffico per i servizi on
line generato da utenti professionali e consumer abbia generato, per la
Telecom Italia, un fatturato di 25 miliardi nel 1995 e di 80 alla fine del
1996: chiunque, in Italia, voglia navigare il web, su quei canali si deve
“imbarcare”.
Con la acquisizione di Video on Line, il più noto dei provider privati
italiani, Telecom Italia ha ulteriormente rafforzato la sua posizione sul
mercato italiano di Internet, entrando direttamente nel settore della
distribuzione. Questa strategia ha allarmato non poco i provider italiani
che rischiano, nei prossimi mesi, di vedersi letteralmente “scavalcati” da
Telecom Italia nell’offerta di servizi ad aziende e a privati, senza
contare il dettaglio, che per molti provider costituisce la classica beffa
che si aggiunge al danno, che il gestore pubblico, con denaro pubblico,
entrerebbe in diretta concorrenza con fornitori privati, impedendo, di
fatto, la loro crescita sul mercato nazionale.
Un fenomeno, quest’ultimo, che ha già assunto dimensioni di un certo
interesse: in pochi mesi i provider italiani sono infatti riusciti a
garantire una buona copertura del territorio nazionale: la loro presenza va
da un massimo di 184 fornitori di servizi nella regione Lombardia, ad un
minimo di 8 nella regione Molise, con una media nazionale di 60 fornitori a
regione.
Altre indicazioni interessanti provengono dai dati sul parco modem
installato nel nostro Paese. Le periferiche indispensabili per collegare il
personal computer alle linee telefoniche, che nel 1994 ammontavano a poco
più di 100.000 unità, sono quadruplicate nei dodici mesi successivi,
arrivando, a fine ’95, a quota 400.000.
La ricerca riporta le stime del fatturato mondiale di Internet: due
miliardi e mezzo di dollari. Tutti gli attori guardano con speranza al
giorno in cui ai proventi tradizionali di questo mercato, la connettività
all’80% ed il resto ai servizi per la costruzione di siti Internet, si
affiancheranno la voce “pubblicità” e la percentuale sulle transazioni
finanziarie della vendita diretta sulla rete, lo shopping on line. Per la
fine del 1996 il 90% delle aziende americane avrà una pagina web.
Si calcola che già oggi il 40% dei siti mondiali offra qualche forma di
commercio elettronico, mentre il 5% offra già qualche forma di pagamento on
line. Nel nuovo universo digitale le aziende più favorite sono quelle di
piccole dimensioni, dotate di un marchio facilmente identificabile e di un
mercato di nicchia internazionale. Per quanto riguarda la pubblicità, le
stime riferite all’anno duemila indicano due miliardi di dollari per i
ricavi da pubblicità e 250 miliardi per le transazioni on line.
Le caratteristiche della rete Internet consentono di immaginare tre
principali strumenti pubblicitari: lo sponsoring, ovvero esposizione
dell’utente al marchio dell’azienda durante l’attività di consultazione di
servizi di informazione o intrattenimento, l’infotising, una forma di
tele-vendita on line interattività ed il selling, commercio e vendita
diretta per prodotti con un marchio consolidato.
Negli Stati Uniti, paese leader in questo genere di sperimentazione, le
tariffe per la pubblicità all’interno di un sito, parametrate al numero di
contatti, vanno dai 15.000 ai 40.000 dollari al mese.