Contenuti, business, sinergie: le tre facce dell’editoria on line

La prima domanda alla quale credo sia necessario dare una
risposta è: perché questo convegno? E, in particolare, perché questo
convegno organizzato da Fieg? La risposta è semplice. Perché l’editoria
giornalistica italiana deve interrogarsi seriamente sulle prospettiva
dell’editoria “on line” per essere pronta a coglierne le opportunità.
Non starò qui a ripetere cose che sono state dette mille volte e che il
nostro amico Giovanni Giovannini, spesso inascoltato, ci ha ripetuto per
anni. Quel che voglio dire semplicemente è che è venuto il momento di
abbandonare un approccio, per così dire, “fideistico” (ci credo, non ci
credo), per entrare in un’ottica pragmatica. L’ottica del “come”, piuttosto
che quella del “se”.

Capire un fenomeno in crescita
Alla fine di agosto, il bollettino settimanale Nua Internet Survey diffuso
via posta elettronica dalla omonima società Irlandese specializzata nello
sviluppo di siti web, ha comunicato che, secondo i dati diffusi da
Dataquest, alla fine del 1997 ci saranno 82 milioni di personal computer
collegati ad Internet, con un incremento sul 1996 di oltre il 71%. Una
crescita di dimensioni tali da aver generato un mercato software e di
servizi le cui dimensioni, sempre secondo le previsioni, dovrebbero
raggiungere i 12,1 miliardi dollari alla fine del 1997.
Il sito web di Ines, società specializzata in media elettronici della Ifra,
associazione internazionale per lo sviluppo delle tecnologie nell’industria
dei quotidiani, che ha organizzato assieme a noi questa giornata
internazionale di studio sull’editoria on line, ha censito, ad oggi, oltre
3.270 quotidiani che, in tutto il mondo, hanno avviato una attività su rete
Internet.
La scorsa primavera, proprio in vista della prima edizione di NewComm, è
stata realizzata una interessante ricerca dedicata alle tecnologie digitali
nell’industria della comunicazione. “Gli editori tradizionali” – cito
testualmente – “sono stati i primi a rendere disponibili le proprie
informazioni on line o su CD Rom.” Dalla ricerca emerge anche, con assoluta
evidenza, che l’industria della comunicazione italiana, nel suo complesso,
crede a Internet. Per quanto riguarda il campione degli editori
tradizionali intervistati, il 59% era già collegato ad Internet e, alla
domanda sulle previsioni di collegamento a breve, la percentuale di
risposte positive portava il totale all’82%.
Ho la netta sensazione che i dati elaborati alcuni mesi fa andrebbero già
aggiornati: da allora ad oggi nuovi attori sono scesi in campo, sia con
proposte di siti generalisti, orientati all’informazione di carattere
generale, sia con proposte specializzate per contenuti, sport, economia,
data base storici, ed altre proposte il cui elenco sarebbe troppo lungo e,
per certi versi, anche inutile, visto che oggi incontreremo molti di questi
protagonisti.
E’ di questi giorni la notizia dell’acquisto – attraverso una labirintica
operazione finanziaria – da parte di America On Line della CompuServe per
una cifra superiore ai 2.000 miliardi di lire. Di fronte a queste cifre, di
fronte a queste dimensioni del mercato, il problema astratto del “se”
interessarsi di Internet non ha più ragione di esistere per l’editoria
italiana, come per quella degli altri Paesi. Ecco quindi che questo
convegno vuole essere l’occasione per riflettere su una prospettiva
concreta, per valutare le esperienze già fatte, per cercare di individuare
i punti di forza e di debolezza dell’editoria di carta stampata
nell’affacciarsi su questa nuova dimensione del suo mestiere. Perché, senza
volere anticipare conclusioni, credo che si tratti proprio di una nuova
dimensione del nostro mestiere, non di un nuovo mestiere.
Se abbiamo accumulato un certo ritardo nell’avvicinarci a questo nuovo
settore di attività non è tanto perché siamo diffidenti o scettici, ma
perché siamo stati e siamo totalmente assorbiti dall’impellenza dei nostri
quotidiani problemi di sopravvivenza, da avere poche risorse, umane ed
economiche, da dedicare alla investigazione sul nuovo. Per quanto gravi e,
a volte, drammatici siano i problemi del presente abbiamo, però, il dovere
di fare, fino in fondo, il nostro mestiere di imprenditori e, di quel
mestiere, fa parte integrante la capacità di cogliere tutte le occasioni
che gli sviluppi tecnologici e l’evoluzione della società ci offrono.
Questo convegno vuole essere, appunto, una sede per riflettere su queste
occasioni, per confrontare le esperienze di chi vi si è già impegnato, per
valutare i problemi che sono stati in-contrati e le soluzioni che sono
state adottate. Non abbiamo risposte preconfezionate, abbiamo solo domande
e confidiamo che i tanti esperti – italiani e stranieri – che si
alterneranno su questa tribuna sappiano darci risposte chiare.
Siamo grati a Centrexpo, organizzatrice di NewComm, di avere offerto la
cornice di una manifestazione fieristica e convegnistica altamente
specializzata per la organizzazione di un incontro internazionale il cui
obiettivo, primo e fondamentale, – lo ripeto – è cercare di comprendere le
opportunità offerte agli editori dai servizi on line e dalla rete Internet.

Ma passiamo ora all’articolazione del Convegno. Da un punto di vista
imprenditoriale, Internet presenta tre aree fondamentali di interesse:
I CONTENUTI
IL BUSINESS o, se preferite, I FATTURATI
LE SINERGIE con la carta stampata
Non a caso, sono proprio queste le tre aree tematiche del Convegno,
all’interno delle quali avremo modo di ascoltare le esperienze e le
riflessioni di manager e ricercatori italiani e stranieri.

Prima sessione: I Contenuti
Quali prodotti e quali servizi per il web publishing? E’ la prima,
fondamentale domanda di ogni editore: che cosa posso offrire ai miei
lettori, quali notizie, quali aree tematiche si prestano meglio alle nuove
potenzialità della comunicazione interattiva? Lo scorso mese di maggio la
rivista Business Week dedicava la copertina alle Internet Communities, i
gruppi di interesse che si coagulano quotidianamente nei siti Internet ad
alta specializzazione di contenuti. Non posso fare a meno di osservare che
la ragione stessa di esistere dei quotidiani e dei periodici è proprio
quella di servire delle “comunità di interessi”, molto spesso localizzate
geograficamente, ma talvolta anche per aree tematiche, penso
all’informazione sportiva ed a quella economica e finanziaria. Quali
comunità on line possono essere sviluppate attraverso Internet? Quali
esperienze sono state fatte finora dagli editori italiani e stranieri in
questa direzione?

Seconda sessione: Il Business
In occasione dell’ultima mostra convegno degli editori americani, Nexpo,
che si è svolta a New Orleans lo scorso mese di giugno, Peter M. Winter,
Presidente di Cox Interactive Media, raggruppamento multimediale
dell’omonimo gruppo editoriale – 17 testate quotidiane, una diffusione
media giornaliera di oltre 1.100.000 copie – ha messo in guardia gli
editori contro quello che sembra essere uno dei maggiori errori da evitare,
ovvero: “imporre aspettative di un irrealistico profitto alle unità che
operano nel settore di Internet”.
Nessuno di noi è così ingenuo da credere a quanti presentano Internet come
la versione digitale del Campo dei Miracoli di Pinocchio, ma prima o poi
bisognerà pur cominciare a generare fatturati, altrimenti il sistema
neonato rischia di morire nella culla.
La prima domanda, che rivolgo ai relatori della seconda sessione, è: chi
paga? I consumatori o le aziende? Internet si svilupperà attraverso i
sistemi “pay per view” o attraverso i “banner” pubblicitari che compaiono
sugli schermi degli internauti ogni qual volta si collegano ai siti di loro
interesse?
Le strategie commerciali, inevitabilmente, passeranno attraverso lo
sviluppo tecnologico. Alcune aziende, in Europa, negli Stati Uniti ed in
Israele, stanno sperimentando le nuove tecnologie “push”. Non è più
l’utente a cercare l’informazione, ma è l’editore del sito Internet che la
invia automaticamente a destinazione. Un balzo enorme in direzione della
razionalizzazione dell’efficacia dei messaggi pubblicitari e, in
prospettiva, anche della vendita dei contenuti direttamente ai destinatari.
Ancora una volta domando: qual è l’impatto di queste, e di altre
tecnologie, sulle abitudini tradizionali della vendita dei prodotti e dei
servizi della comunicazione ? Quali possonoessere i nuovi modelli di
organizzazione del lavoro?
Nel convegno di oggi abbiamo voluto aprire anche una parentesi, sempre
rigorosamente “on line” ma su rete ISDN, non su Internet, per parlare di un
nuovo sistema per la trasmissione digitale degli annunci pubblicitari. Se
ne sta occupando l’Ansa, che partecipa a NewComm anche con un proprio stand
espositivo, e la soluzione merita da parte di tutti la massima attenzione.

Terza sessione: Le Sinergie
Le prime esperienze in assoluto, avviate alcune anni fa negli Stati Uniti,
hanno rapidamente portato alla conclusione che non ci sia niente di più
inutile, e forse dannoso, della mera trasposizione su rete Internet del
contenuto integrale di una pubblicazione stampata. Ben venga il data base
digitale unico, ma il prodotto trasmesso on line deve tenere conto, da un
lato, delle potenzialità proprie del mezzo interattivo e, dall’altro, degli
interessi dei consumatori, che potrebbero rivolgersi all’edizione su
Internet per approfondire solo alcuni argomenti di loro interesse. Cosa
significa, in concreto, per un editore di carta stampata sviluppare un
supplemento elettronico on line ? Quali possono essere le sinergie e quali,
invece, gli intralci reciproci, in termini di duplicazioni di contenuti e
di ridondanza di informazione?
La terza sessione coinvolge più da vicino anche il problema cruciale dei
rapporti fra il modo tradizionale di organizzarsi nella produzione di un
quotidiano e di un periodico e i metodi di lavoro caratteristici del mondo
Internet, uno strumento dove il flusso di informazioni non è virtualmente
soggetto ad alcun “orario di chiusura”. Che cosa significa organizzare una
redazione per “Internet” ? Si stanno affermando, e quali sono, le eventuali
nuove figure professionali delle quali inevitabilmente occorrerà tener
conto?

I quotidiani ed Internet
Contenuti, fatturati e sinergie: il Convegno ha volutamente messo, come si
dice, molta carne al fuoco, perché molti sono gli interrogativi legati ai
nuovi servizi on line. Per questo i lavori si concluderanno con una tavola
rotonda, presieduta da Giovanni Giovannini, che avrà il compito di tirare
le fila delle numerose esperienze ascoltate nel corso della giornata e di
fare emergere, per bocca di altri importanti protagonisti dell’editoria
italiana, le prospettive più praticabili nello sviluppo dei nuovi mezzi di
comunicazione.
Quante volte avete ascoltato, o letto, la domanda: “Quale sarà il futuro
dei giornali nell’era di Internet?”
Da editore, mi guardo intorno, leggo i giornali, e scopro che quasi tutti i
quotidiani, italiani come stranieri, pubblicano in grande quantità
informazioni sugli sviluppi del web. In alcuni casi, e penso alle testate
più diffuse, il mondo Internet, la comunicazione on line ed i new media
elettronici hanno favorito la nascita di pagine speciali o di intere
sezioni tematiche.
Consentitemi una provocazione. A chi mi domanda che cosa saranno i
quotidiani nell’era di Internet, io rispondo: che cosa sarebbero oggi
Internet, e i nuovi mezzi elettronici di comunicazione, senza la carta
stampata? Che cosa sarebbe, nella percezione del grande pubblico italiano
ed internazionale, il web e la comunicazione on line senza l’enorme cassa
di risonanza della carta stampata?
I quotidiani ed i periodici parlano dei nuovi strumenti perché non ne hanno
paura. Gli editori sono pronti ad affrontare le nuove opportunità, le nuove
sfide. Oggi, a tutti gli esperti italiani e stranieri che interverranno,
chiediamo solo una cosa: aiutateci a capire, aiutateci ad investire,
aiutateci ad applicare in termini editoriali ed imprenditoriali le nuove
tecnologie.

Mario Ciancio Sanfilippo
Presidente Fieg