ColorSync per la pubblicità a colori

Il
quotidiano è probabilmente il media dove nella pubblicità a colori risulta
più critica la coerenza con gli originali; paradossalmente, all’interesse
crescente dei pubblicitari per il colore nel quotidiano, non sempre sono
corrisposte risposte tecnologiche adeguate. La riproduzione della stessa
tonalità su giornali diversi è ancora complessa e difficilmente il
pubblicitario scenderà a compromessi quando è in gioco il successo di una
campagna e il rapporto con il cliente. Gli annunci richiedono una forte
coerenza del colore, ancor più irrinunciabile nelle immagini di prodotti
dove la decisione d’acquisto è spesso basata sulla sensazione trasmessa dal
colore. Purtroppo, le variabili tecniche in gioco sono molte e sulla
portabilità del colore continuano a persistere serie difficoltà, oltre che
problemi. Una discrepanza fra le prove di stampa mostrate ad un
pubblicitario e il risultato che realmente si ottiene in produzione può
costare cara allo stampatore, all’editore, all’agenzia. Sorprende scoprire
sui quotidiani una campagna a colori senza inconvenienti: nascono
controversie che per fortuna molte volte si appianano facilmente; infatti,
nessuna parte desidera venga compromessa addirittura l’immagine
dell’azienda inserzionista. Ma questo non significa non sussistano i
problemi in un simile contesto. A questo proposito, spicca un’interessante
esperienza compiuta dalla catena di quotidiani Knight-Ridder, dove
recentemente è stato adottata la tecnologia Apple ColorSync nella
pubblicazione di una campagna per BMW creata dalla loro agenzia Fallon
McElligott. I risultati si sono rivelati lusinghieri e i colori hanno
mantenuto la loro coerenza con le prove del cliente su tutti i quotidiani
testati, alcuni dei quali stampati in web-offset, altri in flessografica.
Un successo ottenuto grazie ai profili ColorSync generati per tutte le
macchine da stampa e impiegati per eseguire le selezioni dei colori. Anche
per Knight-Ridder si è trattato di testare differenti soluzioni per
arrivare all’eliminazione del problema che, dopo essersi affidata per anni
all’esperienza degli operatori, ha implementato una procedura standard
basata sull’adozione di profili ICC, per identificare le caratteristiche
del dispositivo che riproduce i colori.

Il metodo
Basato sul concetto del colore indipendente dalla periferica, ColorSync
consente ad immagini fotografiche, illustrazioni o intere pagine di
mantenere inalterate durante il processo le caratteristiche relative al
colore. Come altri sistemi di Color Management, impiega profili
personalizzati sui dispositivi utilizzati, all’interno dei quali sono
contenute le caratteristiche di riproduzione e lo spazio colore. In questo
caso specifico, è stato generato un profilo anche per la prova digitale,
poiché su questa veniva eseguita l’approvazione da parte del cliente. Il
processo è continuato con l’uscita sui Rip delle pellicole, utilizzando di
volta in volta i profili ColorSync di ogni macchina da stampa. Sempre, si è
considerato il profilo della prova come “sorgente”, che veniva accoppiato
man mano a quello della macchina considerata “output”. Un processo
relativamente semplice che, oltre a non richiedere interventi operativi
determinanti, ha offerto risultati che hanno sorpreso BMW, Fallon
McElligott e Knight-Ridder stessa: le pagine stampate con tecniche diverse
e su macchine differenti, erano incredibilmente simili alle prove digitali,
che impiegava carta e metodi di impressione assolutamente diversi.

Il processo
Impiegando un colorimetro SpectroScan Gretag, si sono letti i test di
stampa e su questi generati i profili ICC ColorSync 2.0 per la prova, la
web offset installata alla Pioneer Press e una flessografica utilizzata per
produrre il Duluth News-Tribune. L’immagine proveniente da una ripresa
digitale, è stata importata come CMYK in Adobe PhotoShop 4.0 tramite i
filtri di importazione Apple ColorSync. Sempre, come profilo sorgente è
stato identificato quello della prova, mentre di volta in volta cambiava
quello di output in funzione della macchina da stampa per la quale produrre
le pellicole. Ogni volta, per creare una separazione coerente è stato
chiesto a PhotoShop di ricostruire la Tavola di Separazione sullo stesso
profilo prescelto. L’immagine a video era a questo punto riprodotta nelle
stesse condizioni finali e gli interventi cromatici potevano essere
eseguiti avendo come riferimento la destinazione finale. Il file eps del
fotocolor è stato inserito in un documento FreeHand 7 (anch’esso
compatibile ColorSync) nel quale si è scelto il profilo destinazione della
macchina da stampa. In questo modo ogni colore aggiunto viene visualizzato
simulando il risultato finale. L’impaginazione della pubblicità è stata
eseguita sui due più diffusi programmi (Adobe PageMaker e Quark XPress),
dai quali si sono ricavati i file PostScript da inviare ai Rip. Questa
operazione ha chiamato in causa ColorBlind della Parachute, un interessante
programma in grado di gestire l’applicazione automatica dei profili
ColorSync. Una funzione estremamente utile quando inserita nel ciclo
produttivo per evitare errori di interpretazione, oppure, quando non si
dispone di un sw completamente compatibile con ColorSync. La
predisposizione di cartelle e comandi associati permette a ColorBlind di
essere attivo su immagini RGB o CMYK e di processare ogni file PostScript,
che può essere destinato alle pellicole ma anche inviato ad un monitor per
il controllo remoto tramite linea ISDN.