Business o giornalismo: cosa c’è “oltre la carta stampata”?
Oltre 230 partecipanti in
rappresentanza di trentuno nazioni: giunto alla sua quarta edizione, il
simposio IFRA “Beyond the printed word”, svoltosi a Ginevra il 17 e 18
ottobre scorsi e dedicato ai prodotti e servizi di editoria elettronica e
on line nell’industria dei quotidiani, ha raggiunto un livello di
partecipazione assai lusinghiero. Molto ha influito, indubbiamente, il
fatto che il simposio si sia svolto in coda al Congress-Expo dell’IFRA. Ma
ugualmente importante è risultata la consapevolezza, ormai matura
nell’industria editoriale, che la crescente disponibilità di nuovi
strumenti digitali di acquisizione e distribuzione dell’informazione pone
all’industria dei quotidiani una serie di opportunità e di rischi che
devono essere attentamente valutati. Ha contribuito ulteriormente a questo
atteggiamento il taglio dato al simposio da INES, la società creata in seno
all’IFRA con l’obiettivo di monitorare gli sviluppi nel campo dell’editoria
elettronica, che ha curato i contenuti del simposio.
Le relazioni e le case-history presentate nelle due intense giornate del
convegno si sono incentrate sul tema “Journalism and business on line”.
L’emergere di nuovi strumenti di diffusione delle informazioni – ha
sottolineato nel suo breve intervento introduttivo Sergio Puoti, General
Manager di INES e moderatore del simposio – richiede infatti uno sforzo di
approfondimento in due direzioni:
– sotto il profilo imprenditoriale, occorre chiedersi in quale modo i
prodotti e servizi di editoria elettronica e on line possano portare al
ritorno degli investimenti necessari per metterli in piedi, e in quale
direzione occorra muoversi per difendere e consolidare le tradizionali aree
di business del giornale quotidiano, come per esempio la pubblicitÃ
classificata, le ricerche di personale, gli annunci immobiliari. Dunque:
quanto costa entrare? Ma anche: quanto costerebbe – soprattutto nel medio
periodo – rimanerne fuori?
– sotto l’aspetto giornalistico, appare evidente l’esigenza di una nuova
expertise da parte degli operatori dell’informazione, ed in primo luogo dei
giornalisti, nel selezionare e valutare le informazioni all’interno di un
panorama di “fonti” che si allarga a dismisura, e nel rielaborarle in
funzione non più del solo mezzo stampato, bensì di tutta una serie di
prodotti elettronici e multimediali, ciascuno dei quali possiede una sua
grammatica e una sua sintassi.
Quando si parla di nuovi media il primo errore da evitare è l’eccesso di
enfatizzazione e di catastrofismo, del tipo “tra due (cinque, dieci) anni i
quotidiani non esisteranno più”. Molto opportuno, a questo proposito,
l’intervento di Leonard Millstein, responsabile per i new media del Boston
Globe, secondo il quale passeranno ancora molti anni prima che i servizi on
line potranno esercitare una vera concorrenza nei confronti del giornale
stampato. Perché ciò possa avvenire, occorre anzitutto che la diffusione
dei personal computer raggiunga livelli tali da costituire una massa
critica: in California, lo stato degli USA dove l’informatizzazione di
massa è andata più avanti, il computer è presente ancora soltanto nel 46%
delle abitazioni, contro il 95% del telefono e praticamente il 100% della
televisione. Ma occorre soprattutto che lo “stato di connettività “, ovvero
il livello delle infrastrutture di telecomunicazione, sia tale da
assicurare una diffusione capillare e a basso costo di servizi ad alta
velocità , almeno equivalenti se non superiori ai collegamenti ISDN.
“Provate ad effettuare una ricerca di personale su Internet con un modem a
14.400 bit, utilizzando uno qualsiasi delle centinaia di servizi
disponibili: vi ritroverete ad aver bruciato l’intera domenica pomeriggio
(e una buona metà dell’abbonamento mensile). Molto più facile e rapido dare
una occhiata alle inserzioni sulle pagine del giornale della domenica: in
mezz’ora vi sarete fatti un quadro completo della situazione”.
Sotto l’aspetto dello sviluppo delle infrastrutture la situazione non è
affatto uniforme. Nella zona di Boston per esempio, che per concentrazione
di host Internet è seconda alla sola Silicon Valley, la domanda di
connettività da parte soprattutto delle aziende ha portato ad una accesa
competizione tra la società telefonica locale, la più importante società di
tv via cavo che opera nell’area, che ha iniziato ad offrire connessioni a
larga banda ad una velocità di 10 megabit al secondo, e la societÃ
elettrica, che ha annunciato l’avvio di un servizio di connessione ad
Internet nel 1997. Altrove, per esempio nell’area di New Orleans, il
“tessuto informatico” è meno fitto, di conseguenza la domanda di
connettività è assai inferiore e le infrastrutture sono meno sviluppate. In
questa area, e così in Europa, ci vorranno ancora molti anni prima che
Internet divenga un veicolo di prodotti e servizi di largo consumo; nel
frattempo, i quotidiani hanno tutto il tempo di elaborare la strategia più
adeguata.
Il dubbio: fare soldi…
I due piani paralleli sui quali si è svolto il dibattito – giornalismo on
line e business on line – hanno trovato riscontro nell’atteggiamento di
molti dei relatori che, nel presentare la propria esperienza, hanno messo
in evidenza di volta in volta l’aspetto imprenditoriale piuttosto che
“contenutistico” dei new media.
“Il nostro interesse non è quello di portare avanti progetti di ricerca, ma
di fare dei servizi on line business di successo, anche in questa fase di
avvio del mercato”. E’ questo, nelle parole di John Williams, responsabile
dello sviluppo dei nuovi prodotti del gruppo editoriale Gannett,
l’approccio ai servizi Internet del maggior editore di quotidiani degli USA
con 92 testate e più di sei milioni di copie stampate ogni giorno. Secondo
Williams, i nuovi prodotti e servizi da mettere in rete devono rispettare
le caratteristiche specifiche del nuovo mezzo, piuttosto che sforzarsi di
riprodurre ciò che già esiste. E dunque, mentre il quotidiano stampato si
sviluppa in senso orizzontale, fornendo cioè poca informazione su molti
argomenti, il quotidiano on line deve svilupparsi in senso verticale e dare
all’utente molte informazioni su argomenti molto specifici.
Compito del management editoriale è pertanto l’individuazione di nicchie di
mercato che possano essere raggiunte con servizi informativi specializzati
ed altamente professionali, simili nell’approccio alle riviste
specializzate ma con una velocità nell’aggiornamento delle informazioni
superiore a quella della televisione. Ecco allora, per esempio, il servizio
NevadaNet, offerto dal quotidiano The Reno Gazette-Journal, che fornisce
informazioni in tempo reale su alberghi, casinò, ristoranti, trasporti, in
un’area a grande vocazione turistica; oppure Space Online, il servizio di
informazioni sulla base astronautica di Cape Canaveral, nato da una costola
del quotidiano Florida Today e divenuto ormai un marchio a se stante.
Altro punto fermo della strategia del gruppo Gannett è la realizzazione di
partnership con altre società dotate di specifici know-how nel settore dei
servizi on line, al fine di creare sinergie ed economie di scala. Tra le
iniziative nelle quali Gannett è parte attiva assieme ad altri editori di
carta stampata, Williams ha ricordato New Century Network, la joint-venture
che si propone di promuovere le iniziative di editoria on line e di
ottimizzare la vendita degli spazi pubblicitari, Careerpath.com, servizio
nazionale on line di ricerche e offerte di personale, e InfiNet, società di
servizi che fornisce consulenze agli editori che intendano sviluppare
servizi su Internet.
I servizi on line del gruppo Gannett, così come quelli della gran parte dei
giornali presenti sul Web, sono accessibili gratuitamente in quanto
finanziati per intero dagli inserzionisti pubblicitari. La gran parte dei
tentativi compiuti per realizzare servizi basati su abbonamento, infatti,
hanno avuto esito negativo: basti ricordare, tra i casi più noti, USA
Today, Washington Post, The Microsoft Network. “Ci sarà sempre qualcuno
sulla Rete disposto a regalare quello che altri stanno cercando di
vendere”: è questa l’opinione di David Morgan della Real Media, societÃ
specializzata nella vendita di spazi pubblicitari su Internet. E’ giÃ
avvenuto con il software, come dimostra il “Fenomeno Netscape”. I giornali
dunque – a parere di Morgan – devono abbandonare il modello di business
sinora utilizzato per il prodotto stampato – vendita dell’informazione +
vendita dello spazio pubblicitario – e concentrarsi unicamente sulla
pubblicità . Di conseguenza, il contenuto dei servizi on line deve essere
strettamente funzionale al contesto pubblicitario nel quale si trova,
supportarlo, attirare l’utente verso il messaggio.
Naturalmente non basta mettere la pubblicità prima di ogni altra cosa per
assicurarsi il successo. La pubblicità sul Web è profondamente diversa da
quella sulla carta stampata, e richiede un profondo adeguamento – culturale
prima ancora che commerciale – da parte di tutti gli operatori del settore.
Morgan ha indicato alcune “lezioni” che vengono dalle prime esperienze
condotte dalle società che operano nel settore:
– Enfatizzare al massimo le caratteristiche specifiche del medium, dando
largo spazio all’interattività tra l’utente ed il servizio, in modo da
creare audience il più possibile specifiche e individualizzate, le più
appetite dagli inserzionisti;
– Sviluppare sistemi sicuri di misurazione dell’audience. Sulla Rete
infatti non si vende spazio, ma audience: già oggi in molti casi la
pubblicità viene venduta “un tanto a clic”. Occorrerà inoltre costituire
organismi di rilevamento dell’audience indipendenti rispetto a editori ed
inserzionisti;
– Standardizzare le procedure commerciali, la terminologia e soprattutto le
dimensioni dei “banner”, le “bandiere” di pubblicità inserite nei servizi
on line;
– Sviluppare sinergie con altri quotidiani, allo scopo di creare network
nazionali in grado di attrarre la pubblicità dei grandi inserzionisti anche
sui servizi on line dei piccoli quotidiani;
– Abituarsi a fronteggiare una competizione molto più dura di quanto non
avvenga attualmente, con i quotidiani che nella maggior parte dei casi sono
leader pubblicitari sul rispettivo mercato di riferimento. La Microsoft ha
creato una società , denominata CarPoint, che acquista automobili
direttamente dalle case produttrici ed agisce quindi come “concessionaria
on line”, rivendendole attraverso annunci pubblicitari sul Web.
…O fare informazione?
Questo tipo di approccio, totalmente “business oriented”, non è comunque
condiviso da tutti. Terry Schwadron, vincitore di due premi Pulitzer ed
attualmente responsabile del servizio on line del quotidiano Los Angeles
Times, è molto critico nei confronti di questa prospettiva: “Se partiamo
dal presupposto che fare soldi è il nostro unico obiettivo, cosa ci
distinguerà da altri soggetti, come le società telefoniche e i cable
operator, che stanno facendo il loro ingresso nel mercato dell’editoria
elettronica? Prima o poi dovremo pur mettere in campo la nostra missione:
raccontare storie, comunicare esperienze, svolgere un ruolo sociale […]
Il vero e unico valore finanziario delle nostre testate risiede nel tipo di
contenuto che saremo in grado di produrre e che i nostri lettori si
aspettano da noi”.
Partendo da questo presupposto, il Los Angeles Times ha condotto una
ricerca, tra i lettori e i non lettori, per capire che cosa la gente si
aspettasse dal principale fornitore di informazioni della megalopoli
californiana. Dall’analisi delle risposte giunte a questa indagine è emerso
un quadro nel quale gli utenti e i potenziali utenti vogliono sì le
notizie, i risultati sportivi aggiornati all’ultima ora, la possibilità di
comunicare con i reporter, ma vogliono soprattutto un servizio
personalizzato: “Tu sei il Los Angeles Times, conosci la città e conosci
me, il tuo lettore, quindi devi essere in grado di fornirmi l’informazione
di cui ho bisogno, nel momento in cui ne ho bisogno”. Questo e non altro,
ha aggiunto Schwadron, è l’obiettivo dei servizi on line: ridurre il gap
tra le notizie che il giornale produce e le notizie di cui ha bisogno il
lettore. Il sito Web del quotidiano californiano, per esempio, fornisce un
servizio di informazioni su circa 400 comunità locali sparse sulla
California del Sud, e dispone di un servizio di ricerca personalizzata,
denominato Hunter, che seleziona sul database del giornale le notizie che
corrispondono alle preferenze ed ai gusti dell’utente.
Ciò non vuol dire, naturalmente, che il Los Angeles Times consideri il suo
servizio Web come un’opera di beneficenza: al contrario, il management sta
esplorando tutte le possibilità di money making: pubblicità , partnership
con altri operatori, vendita di accessi ad Internet, servizi pay-per-view.
I ricavi del solo servizio Careerpath.com alla fine del 1996 dovrebbero
attestarsi a 1,2 milioni di dollari.
Simile a quello del Los Angeles Times è l’approccio seguito da un altro
gigante dell’editoria quotidiana USA, il New York Times. Elizabeth Osder,
responsabile dei contenuti del sito Web del giornale, ha sottolineato
l’importanza che assume, nella pianificazione e nella messa a punto di un
servizio on line, l’individuazione di contenuti specifici, adatti alle
caratteristiche tecnologiche del mezzo.
Fin dal suo esordio, dunque, il New York Times on the Web ha proposto
tematiche e servizi diversi rispetto alla versione stampata, sfruttando
l’interazione degli utenti come contributo giornalistico. Un esempio è la
sezione speciale su The Downsizing of America, dedicata ai drammatici
cambiamenti intervenuti negli ultimi anni sul mercato del lavoro negli USA,
dove le testimonianze dirette degli utenti sono divenute altrettanti spunti
di approfondimento giornalistico. In questo modo, sviluppando una forma di
partnership tra il giornale e i suoi lettori, si rafforza la “franchise”
della testata, la sua autorevolezza, il senso di comunità che riesce a
creare tra i lettori.
Dal punto di vista economico, il management del New York Times ha
preventivato il break-even entro tre anni dal lancio del servizio, ma la
estrema imprevedibilità del mercato – ha riconosciuto la Osder – impedisce
di essere troppo precisi nelle previsioni.
Qualche storia dalla vecchia Europa
Il vecchio continente è in ritardo rispetto agli Stati Uniti per quanto
riguarda sia la diffusione di massa degli strumenti informatici che lo
“stato di connettività ” generale; ciò nonostante, praticamente tutti i
maggiori quotidiani europei dispongono di un sito Internet e forniscono per
suo tramite informazioni e servizi ad un target ancora limitato ma
certamente di elevata qualità socio-demografica.
L’attuale limitata dimensione del mercato pone gli editori europei di
fronte ad un dilemma: come riuscire a rendere profittevoli gli investimenti
in un mercato di dimensioni estremamente ridotte, ponendosi allo stesso
tempo in posizione di vantaggio per i futuri sviluppi? La Portsmouth &
Sunderland Newspapers, società editrice inglese che pubblica un quotidiano,
tre settimanali e quattro free-papers un centinaio di chilometri a Sud
Ovest di Londra, ha adottato un “approccio integrato”, che nasce dalla
valutazione del mercato esistente, dei prevedibili sviluppi, e si pone
l’obiettivo di mantenere il ruolo di principale fornitore di informazione e
di pubblicità per la propria area di riferimento.
Una ricerca di mercato condotta nella zona ha evidenziato come il
quotidiano stampato abbia una penetrazione del 64%, contro il 22%
dell’audiotex, il 16% del teletext, il 13% di Internet. Al netto delle
sovrapposizioni tra questi media, l’utilizzo integrato di questi mezzi
porta la copertura totale del mercato all’83%, con un incremento di circa
un terzo rispetto al solo prodotto cartaceo. L’utilizzo dei new media, poco
significativi se considerati ciascuno a se stante, può dunque contribuire
non poco a rafforzare la posizione di mercato della società editoriale,
conferendo ulteriore valore aggiunto al core product.
In questa ottica, occorre tuttavia che gli investimenti nei new media siano
estremamente limitati: largo spazio dunque alle economie di scala, che a
Portsmouth sono state realizzate attraverso un processo di produzione
integrato che, partendo dai sistemi editoriale e pubblicitario Atex,
effettua la conversione automatica dei testi prodotti per il giornale in
file utilizzabili dai sistemi audiotex, videotex, Internet. In questo modo
è possibile contenere al massimo i costi (l’area new media della Portsmouth
Newspapers ha un organico di tre persone), offrendo al contempo agli
inserzionisti una maggiore copertura del mercato con un incremento solo
marginale delle tariffe pubblicitarie.
Tutt’affatto diversa, anche se in fondo nata dalla stessa premessa – creare
un servizio redditizio su un mercato ancora in nuce – è la strategia
editoriale di Central Station, la joint-venture costituita in Belgio da 26
quotidiani e 12 periodici con l’obiettivo di fornire servizi telematici ad
alto valore aggiunto su un mercato di dimensioni estremamente ridotte.
Ogni notte i giornali che partecipano all’iniziativa mandano il proprio
materiale editoriale – codificato in formato SGML – sul database SQL di
Central Station, dove ogni articolo viene indicizzato. I materiali così
trattati vengono quindi confrontati con i profili degli utenti e, sulla
base della filtratura, viene spedita ad ogni utente – via posta elettronica
– una “rassegna stampa personalizzata”.
Oltre a questo servizio, Central Station offre la possibilità – sulla base
di profili utente personalizzabili – di effettuare ricerche in tempo reale
sulle notizie di agenzia, oppure sull’archivio storico. Il servizio Central
Station viene già utilizzato dalle 200 più importanti società belghe, e la
tecnologia che sta alla sua base è stata esportata in altri paesi europei
per essere utilizzata da agenzie di stampa o da altri consorzi editoriali.
Il vero problema per i prodotti come Central Station – e più in generale
per tutti i prodotti e servizi informativi che affiancano il giornale
stampato rielaborandone le componenti – non è di natura tecnologica ma
giuridico-normativa, e riguarda la tutela del copyright. Jan Lamers, vice
presidente dell’ENPA, l’Associazione Europea degli Editori di Giornali, ha
ricordato come la legislazione e la giurisprudenza in vigore nell’Europa
continentale – in linea di massima – riconosca la proprietà intellettuale
del materiale pubblicato non all’editore ma al giornalista, che pertanto
può legittimamente chiedere un riconoscimento economico per il riutilizzo
del suo lavoro e può anche – per quanto paradossale ciò possa apparire –
rivendere il proprio lavoro ad un concorrente elettronico del giornale che
gli paga lo stipendio. Se gli editori non si riapproprieranno dei diritti
sul materiale pubblicato, ha concluso Lamers, dovranno rassegnarsi ad agire
sul mercato dell’on line come broker e non come fornitori di informazioni.
Un nuovo approccio giornalistico
Tutti i relatori susseguitisi sulla tribuna del simposio hanno insistito su
un punto chiave: i nuovi servizi informativi richiedono un nuovo approccio
da parte degli operatori dell’informazione, sia nella ricerca delle
informazioni che nella loro presentazione.
Internet, e più precisamente il protocollo TCP/IP, vero e proprio
“esperanto dei computer”, rappresenta la realizzazione di un vecchio sogno
di tutti i giornalisti: avere a propria disposizione una quantità pressoché
illimitata di fonti informative; un sogno che però può diventare un incubo
se non si dispone dei mezzi culturali adatti a padroneggiare una così
enorme mole di dati. E’ questa l’opinione di Fredrick Laurin, giornalista
investigativo della televisione svedese. Con cento milioni di persone
collegate, 50 milioni di pagine Web e 11 miliardi di parole in rete, il
World Wide Web è certamente il fenomeno più appariscente. Per orientarsi in
questa enorme Babele di messaggi, cominciano ad essere disponibili
strumenti di ausilio all’attività del “cyber-giornalista”, come FACSNET, un
“repertorio controllato” delle fonti informative disponibili sul Web,
curato dalla Foundation for American Communications, una organizzazione non
profit che si propone di migliorare, attraverso l’attività di formazione
professionale dei giornalisti, la qualità dell’informazione.
Oltre al Web, altri strumenti si rivelano di grandissima utilità per chi è
alla ricerca di informazioni: come il Telnet, uno strumento poco utilizzato
perché utilizza una interfaccia poco amichevole ma che consente di accedere
in emulazione di terminale alla consultazione di biblioteche e repertori
strutturati e gerarchizzati di informazioni residenti su mainframe remoti.
Negli USA praticamente tutte le biblioteche universitarie sono accessibili
via Telnet, e anche nel nostro Paese, tra gli altri, la Camera dei Deputati
e il Senato sono accessibili utilizzando questo strumento.
Altrettanto se non più importanti risultano la posta elettronica, i
listserv (gruppi di utenti collegati da un comune interesse che si
scambiano messaggi di e-mail), i newsgroup: strumenti che si rivelano
utilissimi anche per la ricerca di persone da contattare per interviste o
opinioni qualificate. Laurin ha citato come esemplare il caso di Osmo
Wallo, un barbone morto nel maggio 1995 a Karlstadt in seguito ad un
arresto effettuato dalla polizia. Il caso era stato in un primo momento
archiviato, in quanto la prima autopsia non era riuscita ad accertare le
cause della morte; e ciò nonostante una dozzina di testimoni avessero
assistito al pestaggio del barbone da parte degli agenti. Ma attraverso una
listserv che raggruppa circa 400 medici legali di tutto il mondo, Laurin
riuscì a mettersi in contatto con il dottor Michael Baden, una delle
massime autorità mondiali del settore con 20.000 autopsie effettuate tra le
quali quella di John Kennedy e l’analisi dei resti della famiglia reale di
Russia, riesumati dopo la caduta dell’Impero sovietico. Il parere di Baden
sulle risultanze della prima autopsia fu decisivo nello spingere la
magistratura svedese a riaprire il caso.
Ma oltre ad imparare a far lavorare Internet a proprio vantaggio, i
giornalisti dovranno imparare a lavorare per Internet, o, meglio, dovranno
abituarsi ad immaginare diversi output per il proprio lavoro: l’edizione
stampata, i servizi on line, il videotex, e così via. Quello che verrÃ
sempre più richiesto non sarà il “pezzo”, il testo con un numero prefissato
di cartelle di lunghezza, ma un “contenuto multimediale generico” – per
usare la terminologia adottata da Philip Treleaven dello University College
di Londra – che possa essere adattato agevolmente ai più disparati mezzi di
diffusione finale delle informazioni.
Bruno Giussani, giornalista svizzero che ha curato la “messa in rete” del
settimanale L’Hebdo, ha individuato tre caratteristiche fondamentali che –
da un punto di vista giornalistico – devono contraddistinguere i prodotti e
servizi di informazione diffusi sul Web:
1. Diversità . L’attività del giornalista della carta stampata si fonda su
un continuo compromesso tra l’interesse del pubblico – o quello che si
suppone sia l’interesse del pubblico – e i limiti di spazio imposti alla
pubblicazione dal carico pubblicitario, dalle tariffe di abbonamento
postale, dall’editore e così via. Questo compromesso viene di volta in
volta raggiunto attraverso la competenza, l’esperienza individuale e della
redazione, la sensibilità rispetto all'”interesse generale” di quel dato
argomento.
Con i servizi on line la prospettiva muta radicalmente. Le caratteristiche
tecniche del nuovo mezzo consentono di soddisfare i differenti livelli di
interesse di ciascun lettore, superficiale, medio, super-approfondito. Il
lettore potrà dunque rimanere alla superfice ed accontentarsi di una
“quantità standard” di informazione, oppure potrà – di ipertesto in
ipertesto – discendere più in profondità nell'”albero della conoscenza” se
l’argomento lo interessa particolarmente.
Oltre alla diversità di approccio all’informazione, ci sono altri fenomeni
di diversificazione degli utilizzatori di servizi on line che devono essere
tenuti nel dovuto conto. Per esempio, l’asse di comportamento che oscilla
tra i surfers – quelli che si collegano per vedere “quello che c’è” – e i
cercatori – quelli che hanno bisogno di informazioni particolari e precise,
da ottenere nel più breve tempo possibile. O ancora, la progressiva
sovrapposizione alla tradizionale segmentazione geografica di altre forme
di segmentazione, per esempio etnica o tematica. Una ulteriore
diversificazione – alla quale assai raramente si pensa – è quella tra i
lettori e gli “agenti artificiali”: sempre più spesso infatti i materiali
destinati ai servizi on line vengono rielaborati da sistemi di
indicizzazione automatica in funzione di un loro utilizzo “on demand”.
Perché questi sistemi vengano sfruttati in tutte le loro potenzialità ,
occorrerà abituarsi a “pensare” al materiale giornalistico da produrre
anche in funzione della logica del software di indicizzazione.
2. Comunità . L’atteggiamento tradizionale del lettore è quello, passivo,
del “ricevente” di un flusso di informazioni prodotte da altri. Al
contrario, colui che utilizza i servizi on line si sente parte attiva nella
produzione dell’informazione, interagisce, sceglie. Lettore e giornalista
devono essere sullo stesso piano, scambiarsi informazioni e impressioni.
Spazi come forum di discussione, newsgroup, mailing list su temi specifici,
sono allo stesso tempo strumenti per “fidelizzare” il lettore e per
acquisire nuovo materiale informativo.
3. Flusso informativo. Il giornalista è abituato a scrivere in funzione
delle regole sintattiche e retoriche della lingua scritta, che prevedono
una progressione lineare dall’inizio alla fine. L’utente dei servizi on
line, per contro, acquisisce l’informazione in forma non lineare,
procedendo per progressivi salti di livello, dal superficiale
all’approfondito e viceversa. Quella della non-linearità costituisce la
sfida del futuro non soltanto per i giornali: nel momento in cui si
ridisegnano le forme del ragionamento e dell’apprendimento, si ridefinisce
la cultura nel suo complesso.
Il futuro a “banda larga”
In Europa, ma anche in buona parte degli Stati Uniti, lo stato delle
infrastrutture di telecomunicazione non permette ancora di prevedere entro
breve lo sviluppo di servizi on line destinati al mercato di massa. Gli
investimenti richiesti dalla cablatura del territorio, infatti, sono
enormi, e resi più difficili, in Europa, dalla frammentazione del mercato e
dal permanere di sacche di monopolio statale in molte realtà nazionali.
David Richardson, responsabile dei servizi di Digital Publishing della News
Datacom, società del gruppo News Corporation di Rupert Murdoch, ha
presentato al simposio di Ginevra una ipotesi di diffusione di servizi on
line, il broadcast via satellite, alternativa alla diffusione via cavo.
Il sistema, che è stato sviluppato a partire dal know how maturato dal
gruppo nel settore della tv via satellite in Gran Bretagna (oltre cinque
milioni di abbonati ai canali della BskyB, l’emittente via satellite del
gruppo), utilizza la stessa tecnologia recentemente introdotta in Italia
per la trasmissione delle partite del campionato di calcio: trasmissione
via satellite di segnali digitali criptati, ricevibili con un apposito
decoder e una “smart card” che seleziona e rende fruibili, tra tutti i
servizi riversati dal satellite sulla parabola domestica, soltanto quelli
per i quali l’utente è stato abilitato. Attraverso la stessa parabola e la
stessa smart card utilizzata per vedere i programmi tv, l’utente potrebbe
ricevere sul suo PC – equipaggiato con una apposita scheda – servizi
digitali ad alta velocità (sino a 35 megabit al secondo).
Il feed-back tra l’utente ed il fornitore di servizi – indispensabile nel
caso di servizi interattivi come le edizioni Web dei giornali – sarebbe
assicurato da un normale collegamento telefonico. In pratica l’utente
riceverebbe il servizio tramite il satellite, ed interagirebbe con esso
tramite modem. I vantaggi di questo sistema per il fornitore del servizio
sono molteplici. Prima di ogni cosa, gli investimenti sono ridotti:
l’affitto di uno spazio sul satellite è sicuramente meno oneroso rispetto
al livello di cablatura del territorio che sarebbe necessario per ottenere
la stessa copertura; il time-to-market dei servizi, inoltre, sarebbe
estremamente ridotto. L’utilizzo della tecnologia della smart-card, infine,
risolverebbe in maniera efficace il problema del “come farsi pagare”. Il
prototipo mostrato da Richardson durante la sua presentazione – denominato
Electronic Times – consisteva in una “normale” edizione on line di un
“normale” quotidiano ed utilizzava un “normale” browser Web come Netscape;
ciò che non era affatto normale, invece, era la rapidità con la quale
venivano richiamate le videate, la qualità dei filmati e dell’audio, la
fulmineità della risposta alle richieste di retrieval di informazioni.
Le possibilità di applicazione di questa tecnologia sono molteplici: si va
dai servizi Internet ad alta velocità alle reti Intranet ad elevate
potenzialità (audio e teleconferenza), alla posta elettronica, al broadcast
tradizionale (per esempio la trasmissione delle pagine verso i centri
stampa satellite). Pensiamo anche alla possibilità di lasciare acceso il
computer e la stampante e di ritrovarci la mattina, fresca di stampa,
l’ultima edizione del nostro quotidiano: tipica applicazione di NDOD (New
Data on Demand).
Conclusioni
Quali le lezioni che vengono dal simposio di Ginevra? L’impressione
generale è che il quotidiano sia nelle condizioni ideali per trarre
vantaggio dall’esplosione dei nuovi media, a patto che sappia effettuare
alcune “correzioni di rotta” rispetto all’atteggiamento sin qui tenuto:
– Rendersi conto che, nell’arena dei new media, il quotidiano non è più il
“re del contenuto”, l’unico attore sulla scena in grado di trarre vantaggio
dalle nuove possibilità tecnologiche: gli manca per esempio la capacità di
produrre “notizie dell’ultima ora” tipiche dei notiziari televisivi,
spezzoni audio e video, cartine geografiche, mappe del tempo, classifiche
sportive e così via.
– Abituarsi a competere con se stessi. Sviluppando i nuovi servizi in
termini di business, prima o poi il venditore di pubblicità on line si
troverà fatalmente a competere con il suo collega “cartaceo”. Ma come
avviene in tutti i settori, la competizione genera efficienza e dunque,
alla lunga, risultati positivi.
– Rispettare le caratteristiche dei nuovi media e non costringerli ad
“apparire” come un quotidiano stampato.
Fin qui le lezioni da imparare. Ma ci sono anche dei chiari vantaggi
competitivi del quotidiano nei confronti degli altri attori che sgomitano
per conquistarsi un posto al sole sulla Rete:
– La credibilità , il prestigio, quello che gli americani chiamano
“franchise”. Stampato su carta o sul Web, il logo della testata comunica al
lettore un senso di affidabilità , di fiducia, di serietà nella selezione e
nella presentazione delle informazioni.
– La capacità di contestualizzare e storicizzare l’informazione, di rendere
l’informazione specializzata accessibile ai profani.
– La capillare presenza, con strutture giornalistiche e reti di vendita di
pubblicità , sul mercato dell’informazione locale.
Ma in conclusione, il quotidiano potrà sopravvivere e svilupparsi
ulteriormente come mezzo di comunicazione di massa se saprà coltivare e
sviluppare, attraverso tutti i cambiamenti delle tecnologie e delle
abitudini di consumo culturale, quel particolare rapporto che si crea tra
chi scrive e chi legge.
