Premessa

La seconda<BR>edizione della "ricerca d’estate" – quella che affronta, più da vicino, i<BR>temi della occupazione e delle retribuzioni nell’industria dei quotidiani -<BR>mantiene, come è logico, una struttura analoga a quella varata lo scorso<BR>anno.<BR>Non manca tuttavia, qualche sottolineatura in più che ci si augura possa<BR>facilitare altrettanti spunti di riflessione per le parti che confluiscono<BR>nelle strutture dell’"Osservatorio" e che si apprestano, in autunno, ad<BR>affrontare l’impegnativo confronto per il rinnovo del CCNL.<BR>Non ci si limita a constatare – con legittima preoccupazione – l’ulteriore<BR>calo del numero degli addetti; ma si scava in profondità per conoscere, con<BR>maggior esattezza, in quale zona del Paese l’occupazione abbia retto<BR>maggiormente, dove, con le prestazioni straordinarie si sia sopperito,<BR>almeno in parte, al divario retributivo con altre zone, le caratteristiche<BR>dell’andamento disomogeneo del rapporto tra operai ed impiegati (questi<BR>ultimi, tuttavia, in calo progressivo), né si trascura l’elemento<BR>fondamentale costituito dalla presenza femminile nelle aziende del settore.<BR>Alcuni dati potrebbero apparire in controtendenza, come ad esempio<BR>l’incremento del numero degli occupati (+5,5 per cento) nelle regioni del<BR>Centro, dove maggiore si è forse avvertito il peso delle iniziative<BR>editoriali di supporto e dove – soprattutto – si è rafforzata la presenza e<BR>il peso delle aziende stampatrici, come dimostra – sempre nella stessa zona<BR>- la crescita proporzionale della percentuale di operai.<BR>Ma il compito nostro non è quello di tentare una interpretazione delle<BR>cifre e dei dati: l’"Osservatorio" rileva le situazioni, sottolinea al<BR>massimo macroscopiche anomalie, e rimette il quadro rilevato alla autonoma<BR>valutazione delle parti.<BR>Non possono, tuttavia, essere annoverati come indice di normalità<BR>assoluta, il fatto altamente positivo che lo "zoccolo duro" costituito<BR>delle aziende che editano giornali locali resista con successo alla<BR>concorrenza, così come abbiamo avuto modo di annotare (in sede di ricerca<BR>pubblicata nei mesi scorsi e presentata nel corso di "Grafitalia"), come -<BR>tenendo conto anche dei piccoli quotidiani solitamente trascurati – si sia<BR>passati dalle 115 testate del 1996, alle 119 del 1997, alle 126 risultanti<BR>ai primi giorni del mese di luglio del corrente anno.<BR>Altri dati, tra i tanti, che meritano approfondimento e riflessione<BR>ulteriori sono quelli relativi alla tipologia delle aziende prese in<BR>considerazione nella nostra ricerca.<BR>Se è vero che, i dati ufficiali indicano – nelle 160 imprese censite – una<BR>minor occupazione complessiva pari al 2,90 per cento rispetto al 1996,<BR>merita ulteriori considerazioni il fatto che le aziende editrici, diminuite<BR>nel numero da 87 a 83, registrino un calo occupazionale del 4,90 per cento;<BR>che i centri stampa, ridotti di tre unità (da 45 a 42) denuncino meno<BR>occupati nella misura del 2,78 per cento, mentre le agenzie di<BR>informazione, aumentate nel numero (da 15 a 19), registrino un incremento<BR>occupazionale del 7,14 per cento.<BR>Potrà obiettarsi che si tratta di dati non del tutto completi (ripetiamo,<BR>per l’ennesima volta, che sono considerate nelle ricerche solo le aziende<BR>con dipendenti iscritti al "Fondo Casella"); ma alcune indicazioni possono<BR>contribuire ugualmente ad alimentare con ulteriore determinazione l’analisi<BR>delle parti.<BR>Vorremmo far cenno, nell’ultima parte di questa "Premessa" ad un tema sul<BR>quale da tempo stiamo lavorando e che contiamo, in tempi ragionevoli, di<BR>tradurre in iniziative concrete. Il riferimento riguarda – come è facile<BR>intuire – la formazione professionale a tutti i livelli (dai manager, ai<BR>quadri, alle figure emergenti), volta a completare in modo compiuto<BR>l’analisi che siamo impegnati a portare avanti attraverso queste ricerche.<BR>La indagine di fine anno si propone, in un certo senso, di fotografare in<BR>modo non piatto la situazione del settore nei suoi vari aspetti; con lo<BR>studio che ci apprestiamo a dare alle stampe, analizziamo la posizione di<BR>quanti operano, in regioni e in realtà diverse, alla realizzazione del<BR>prodotto. Sentiamo, tuttavia, che ciò non è ancora sufficiente per<BR>comprendere appieno la portata e le caratteristiche di quanto è accaduto e<BR>i termini della futura innovazione, diretta in primo luogo alla trasformazione del prodotto, anche attraverso la crescita professionale degli addetti.<BR>E'<BR>certo importante annotare le varie fasi del trend di avanzamento registrato<BR>negli anni trascorsi in riferimento alla scala parametrale; anch’esso,<BR>peraltro con risultati non sempre omogenei. Al Nord – come si potrà leggere<BR>nelle tabelle analitiche – tra il sesto e il decimo livello sono inquadrati<BR>il 63,1 per cento degli addetti, mentre al Sud la classificazione, negli<BR>stessi parametri, non raggiunge il 50 per cento.<BR>I segni che attestano la crescita professionale non traspaiono del tutto,<BR>tuttavia, dalla lettura della scala parametrale. La formazione, nel senso<BR>pieno del termine, muove da presupposti diversi ed utilizza strumenti che<BR>troppo spesso sono stati scarsamente impiegati.<BR>L’"Osservatorio" deve logicamente concentrare i suoi sforzi per dare<BR>sostanza ad una politica che soddisfi in modo adeguato il bisogno di<BR>formazione intesa nel suo significato più incidente. In tale direzione, il<BR>Consiglio direttivo ha anche attivato le sezioni e le commissioni di lavoro<BR>nelle quali è strutturato l’organismo.<BR>La sezione formazione professionale, dopo mesi di lavoro, è giunta a<BR>formulare uno "schema base" alimentato da un questionario inviato a tutte<BR>le aziende e alle RSU del settore. Le risposte pervenute (del tutto<BR>insufficienti nel numero quelle formulate dalle rappresentanze sindacali)<BR>offrono un primo quadro di assieme sul quale, a nostro avviso, è possibile<BR>lavorare con l’intento di individuare i filoni di intervento prioritario.<BR>E’ il compito che ci prefiggiamo di portare avanti in queste settimane: con<BR>l’ambizione – se sarà possibile – di formulare uno studio già utilizzabile<BR>in sede di trattative per il rinnovo del Contratto di Lavoro e, in ogni<BR>caso, per il perfezionamento della normativa in materia.<BR>Il Consiglio direttivo<BR>