Nuove tecnologie, nuovi ruoli professionali e nuova organizzazione del lavoro

L’introduzione nelle<BR>aziende editrici di nuove tecnologie rappresenta per tutti i sistemi<BR>industriali un passaggio cruciale all’interno delle relazioni industriali,<BR>dal momento che, inevitabilmente, coinvolge la organizzazione del lavoro e,<BR>talvolta, può favorire la nascita di nuovi ruoli professionali.<BR>In Inghilterra, fintanto che erano in vigore accordi a livello nazionale,<BR>erano stati compiuti numerosi tentativi per introdurre nuove tecnologie<BR>attraverso la negoziazione di un accordo quadro nazionale, ma gli sforzi<BR>sono stati ostacolati dalle resistenze dei sindacati e la introduzione<BR>delle nuove tecnologie è stata ottenuta, a metà degli anni ottanta,<BR>attraverso un confronto fra le singole società editrici ed il sindacato NGA<BR>(manodopera più qualificata) quando il negoziato è fallito a livello<BR>locale. I giornalisti e lo staff commerciale per la pubblicità – in parte<BR>rappresentato all’interno del SOGAT – non parteciparono a quegli incontri<BR>dal momento che già ricevevano benefici finanziari dall’introduzione<BR>dell’informatica in redazione e nei reparti commerciali. Ulteriori<BR>soluzioni sviluppate in ambito tecnologico, fra le quali la<BR>videoimpaginazione digitale integrale, sono ormai introdotte in azienda il<BR>più delle volte senza alcuna difficoltà relativa alle relazioni industriali<BR>e spesso, naturalmente, senza alcun negoziato. Non ci sono particolari<BR>regole che riguardino l’introduzione di nuovi ruoli professionali relativi<BR>a nuove tecnologie produttive. Già all’epoca dei contratti nazionali di<BR>lavoro era consentita la flessibilità fra le funzioni. Adesso, soprattutto<BR>dove non sono riconosciuti ruoli al sindacato, non ci sono limiti alla<BR>organizzazione delle funzioni produttive, tranne la reale praticabilità. Le<BR>operazioni dell’area pre press sono spesso integrate con la redazione e le<BR>funzioni proprie del settore pubblicitario. La fotolito e le attività di<BR>stampa sono spesso integrate, ed agli addetti è richiesto si svolgere ogni<BR>funzione, specializzata o meno, dal momento che sono stati addestrati.<BR>Alcuni quotidiani richiedono la flessibilità, quando necessario,<BR>all’interno di ogni funzione produttiva. Le attività svolte nell’ambito<BR>delle macchine per la stampa rimangono forse l’area meno toccata dai nuovi<BR>concetti di totale flessibilità sul lavoro.<BR>In Germania nel 1978 le parti Sociali hanno raggiunto un accordo relativo<BR>all’introduzione di sistemi per il trattamento computerizzato dei testi<BR>nelle aziende editrici e/o stampatrici. I contenuti dell’accordo riguardano<BR>essenzialmente la protezione dei posti di lavoro, le condizioni generali<BR>dello svolgimento delle attività, la nuova formazione resa necessaria<BR>dall’introduzione dell’informatica, i controlli sanitari e il lavoro<BR>autorizzato, in termini di ruoli, per i giornalisti ed i tecnici.<BR>Successivamente all’introduzione dei sistemi computerizzati alcune attività<BR>specifiche sono state riservate esclusivamente ai tecnici. In aggiunta<BR>esiste un altro accordo collettivo che riguarda l’introduzione delle nuove<BR>tecnologie nelle attività della stampa. Anche il cuore di questo accordo è<BR>la protezione dei posti di lavoro. Prescrive, fra l’altro, quanti<BR>stampatori debbano lavorare su ogni singola macchina.<BR>In Irlanda si svolge un negoziato dettagliato con i rappresentanti dei<BR>lavoratori della sezione produttiva direttamente interessati<BR>all’innovazione tecnologica. Il negoziato copre tutti gli aspetti di quella<BR>particolare tecnologia per la quale si cerca l’accordo.<BR>In Danimarca l’Accordo di Cooperazione firmato il 9 giugno 1986 fra la<BR>Confederazione dell’Industria Danese e la Federazione Danese dei Sindacati<BR>ha incluso norme riguardo alla istituzione di Comitati per la Cooperazione<BR>all’interno delle industrie. L’accordo ha dei provvedimenti relativi alle<BR>modalità di informazione ai dipendenti sull’introduzione di nuove<BR>tecnologie ed inoltre fissa come un obiettivo del Comitato per la<BR>Cooperazione le valutazioni relative alle conseguenze di tipo tecnico,<BR>finanziario, di organizzazione del lavoro, di formazione e di impatto<BR>ambientale derivanti dall’introduzione di nuove tecnologie. L’accordo<BR>sottoscritto fra i rappresentati delle parti sociali ha valore nazionale.<BR>Nel 1982 la Associazione degli Editori Danesi ha concluso un accordo con<BR>quattro rappresentanze sindacali – incluso il Sindacato dei Tipografi -<BR>relativamente all’uso dei sistemi di scrittura elettronica nella produzione<BR>dei quotidiani e dei giornali di informazione locale nei quali i terminali<BR>formano parte degli strumenti di produzione. A causa del rapido sviluppo<BR>nella nuova tecnologia l’accordo è stato rinegoziato e, a febbraio del 1991<BR>è stato sostituito da un nuovo accordo aggiornato sottoscritto da cinque<BR>associazioni sindacali (e la nuova associazione sindacale, rispetto alle<BR>prime quattro, è stato il sindacato dei Litografi).<BR>In Olanda non ci sono particolari ostacoli alla introduzione di nuove<BR>tecnologie, nè sono stati posti particolari limiti alla modificazione dei<BR>ruoli e delle funzioni professionali in funzione dell’introduzione delle<BR>nuove tecnologie.<BR>In Francia esiste una regolamentazione molto dettagliata sull’introduzione<BR>di nuove tecnologie, a partire dal 1986, ma riguarda solo la organizzazione<BR>del settore pre press. I quotidiani regionali non hanno un accordo<BR>nazionale per le nuove tecnologie relativamente agli stabilimenti per la<BR>stampa, mentre i quotidiani parigini lo hanno. Nell’attività editoriali<BR>francesi esistono due accordi nazionali , uno con i tipografi ed uno con i<BR>giornalisti. Un datore di lavoro non può realizzare nuovi investimenti in<BR>tecnologie, sia negli stabilimenti editoriali che in quelli per la stampa,<BR>senza un confronto con i rappresentati dei tipografi/stampatori, dei<BR>giornalisti e dei quadri solo per le attività di pre stampa. Gli argomenti<BR>che devono essere esaminati sono: l’obiettivo da raggiungere; i diversi<BR>passi da compiere in direzione dell’introduzione di nuove tecnologie dalla<BR>videoscrittura alla video impaginazione; il numero e le funzioni dei<BR>tipografi e dei redattori grafici (giornalisti) all’interno della nuova<BR>organizzazione del pre press; i benefici sociali per ciascuna categoria.<BR>All’interno dei quotidiani francesi, la tradizionale distinzione fra le<BR>mansioni ed i ruoli dei tecnici e dei giornalisti è sempre meno rigida, con<BR>la sola eccezione per il progetto editoriale e la pianificazione delle<BR>pagine che dipendono dallo staff dei giornalisti. Gli editori vogliono<BR>evitare la duplicazione delle attività nell’area di pre stampa. In effetti,<BR>tutti gli accordi in sede locale relativi alle nuove tecnologie dell’area<BR>pre press cercano di ridurre, in accordo con i diversi generi di copie, le<BR>circostanze nelle quali i tipografi rielaborano tutto ciò che è stato<BR>digitato in via primaria o inserito all’interno del sistema da un<BR>giornalista. L’accordo nazionale più recente – 1989 – con i rappresentati<BR>dei tipografi tenta di separare i ruoli fra i giornalisti ed i tipografi<BR>per la scrittura elettronica, il menabò digitale e la videoimpaginazione<BR>sulla base della distinzione fra materiale editoriale e pubblicità. Ma i<BR>limiti di un tale accordo a livello nazionale sono stati raggiunti senza<BR>toccare i tentativi a livello locale di evoluzione dai ruoli tradizionali<BR>dei tipografi e dei giornalisti nelle attività di prestampa.